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Modena, Casa di Fausta da record è pronta in un solo anno

di Gabriele Farina
Modena, Casa di Fausta da record è pronta in un solo anno

Festa grande in via Campi per l’inaugurazione della struttura voluta dall’Aseop Accoglierà i familiari dei bambini costretti a lunghe degenze al Policlinico

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MODENA. Occhi di bimbi che sorridono, sguardi di adulti commossi. Palloncini colorati che volano in cielo come segno di una libertà da conquistare. Le catene da spezzare sono quelle di malattie per cui non sempre esiste la cura. Da ieri giovani pazienti del Policlinico e le loro famiglie hanno però un aiuto in più: è la Casa di Fausta. Voluta dall’Aseop, la struttura di accoglienza è rivolta alle bambine e ai bambini curati presso il Policlinico e ai loro familiari. Una risposta alle «frecce oscure» che li ha feriti. L’espressione compare in una poesia di una persona curata tempo fa proprio al Policlinico. La dedica è ai medici e c’è un clinico in particolare più volte citato.

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È il primario del reparto di Oncoematologia pediatrica dell’azienda fino al 1999, anno della sua scomparsa. La Casa porta il suo nome, non il suo cognome (Massolo). «Non è dedicata né alla professoressa Fausta Massolo - spiega Elisa, una giovane donna che l’ha conosciuta bene - né alla prof, ma a Fausta. Un modo per dire quanto ci sentiamo a lei vicini». In tanti le rendono omaggio.

«Parlava in modo chiaro e diretto - ricorda la donna - ed era sempre pronta a incoraggiare. Ascoltava i genitori fuori e dentro, era pronta al confronto e a volte anche allo scontro. Avrebbe detto che l’importante è il progetto». E il progetto è importante. Ricordi di gioia e di dolore lo confermano. «Un bambino tempo fa è guarito - ha ricordato Erio Bagni, presidente dell’associazione - ma il padre è rimasto per sei mesi a dormire in una macchina posteggiata davanti al Policlinico. Modena aveva bisogno di rispondere a un dovere: l’accoglienza». Le risposte sono arrivate in una parabola ascendente: dall’ospitalità in una casa privata al primo appartamento, da 5 locali alla nuova struttura. Ci sono anche percorsi meno lieti.

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«Pensavo di essere un genitore perdente - ha spiega Graziano - perché il mio bambino non c’è più. Mio figlio sarebbe però orgoglioso di questa inaugurazione. Ciò mi fa sentire meno perdente. Quando un bambino non sta bene deve diventare il figlio di tutti». Un concetto rimarcato dall’ospite d’eccezione: Lorella Cuccarini. La madrina c’era anche il 28 marzo 2015, quando fu posta la prima pietra. Allora mancavano ottocentomila euro per la realizzazione. Con il contributo di tanti l’ostacolo è stato superato.

«La forza sta nello stare insieme», sintetizza con fermezza la conduttrice romana. Stare insieme vuol dire anche dare un contributo. «Gli artefici siete stati voi - garantisce Bagni, diretto al pubblico - perché avete messo un granello, un mattone, un’idea, una disponibilità, un’ora del vostro lavoro». Alcuni contributi sono economici. «Abbiamo dato diecimila euro come Meridiana Onlus», ricorda Elio Agnoli, direttore del club casinalbese. Altri sono più piccoli, ma non meno importanti. “Play in the city” e il Club TreEmme hanno donato giochi per gli ospiti e i familiari. «L’abbiamo proposto noi - spiega Alessandro Alberghini, coordinatore del primo progetto - e potremo dedicare parte del nostro tempo con attività nella struttura». C’è un volto noto del mondo dello sport: è Kristian Ghedina. «Lo sport è importante anche per questi giovani - assicura l’ex sciatore azzurro - magari nasceranno nuovi campioni: non ce ne sono mai abbastanza».

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