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Gamberale: «Un posto per Modena nella tasca del cuore»

di Roberto Armenia
Gamberale: «Un posto per Modena nella tasca del cuore»

La scrittrice Chiara Gamberale si racconta: i libri, l’amore e... il rapporto con la città

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MODENA. «Io adoro Modena. Proprio la adoro. La visitavo già durante i miei anni di studi a Bologna. È stata una delle prime città che mi ha invitato per presentare i miei libri». Chiara Gamberale ha un rapporto privilegiato con Modena; infatti qui, dal 1999 ad oggi, ha presentato ben sette dei suoi undici romanzi e con i modenesi ha instaurato belle amicizie come quella con Giampietro, eccentrico funzionario di un istituto di credito. Proprio pochi giorni fa è stata al Forum Monzani con il suo “Adesso” e ancora una volta ha riscosso il pieno consenso del pubblico.

Lei ha dichiarato che «Scrivere è come il sesso». Poi, ha precisato «Fare sesso anziché far fare al sesso tutto». Cosa significa, dunque, per lei scrivere?

«È Lidia, la protagonista di “Adesso” che, nel pieno del suo innamoramento per Pietro, il protagonista, si chiede: “Che ne sarà di noi, quando non ci verrà più da saltarci addosso due volte al giorno e toccherà a noi fare sesso anziché far fare al sesso tutto?”. Lei è terrorizzata di come l'intimità rischi di rovinare la magia dell'incontro… Che invece può essere mantenuta da un rinnovo costante del rapporto con il mistero, nostro e dell'altro: per me la scrittura è così, è un rinnovo costante del mistero mio e suo».

Lei è giornalista della carta stampata e scrittrice. Quali i linguaggi per i due diversi generi di comunicazione?

«Tento sempre, attraverso qualsiasi mezzo, di dare voce a un’urgenza reale che mi abita. Naturalmente nella scrittura dei miei romanzi sono più libera, sperimento, soffro, gioisco con una totale spregiudicatezza. Non saprei stare senza scrivere. Diversi critici letterari, per le mie ultime opere di narrativa, hanno sottolineato che è in atto una costante evoluzione, caratterizzata da una apparente semplicità. Anzi, è una semplicità “calviniana” : è l'esito di un grande lavoro di eliminazione, alleggerimento, che aiuta anche me a capire».

Lei è anche autrice e conduttrice di programmi radiofonici e televisivi: “Io, Chiara e l'Oscuro”, “Quarto piano scala a destra”...

«Mentre ho cercato con tutta me stessa la scrittura, fin da bambina, sono stata “trovata” dalla televisione, grazie a Giovanni Minoli, e dalla radio, grazie a Giancarlo Santalmassi. Sono state esperienze importanti, proprio in nome di quella sperimentazione linguistica a me tanto cara. La differenza fra i due mezzi è sostanziale, in radio c'è solo la parola, in televisione alla parola è affiancata l'immagine: va da sè che la parola debba mettersi a servizio dell'assenza o della presenza dell'immagine».

Dopo “La zona cieca”, “Una vita sottile”, “Quattro etti d'amore, grazie”, “Una passione sinistra”, dopo “Le luci nelle case degli altri”, “Per dieci minuti”, ecco, “Adesso”. Chi sono i protagonisti di questo nuovo romanzo? Prevalgono le luci o le ombre?

«Ci sono sia luci che ombre, a me interessano i personaggi controversi… Lidia è una donna vinta dal bisogno di emozioni forti, nel bene e nel male. Pietro è un uomo spaventato dalle emozioni e apparentemente molto equilibrato, nel bene e nel male. L’“adesso”, ossia l'innamoramento, li chiama ad abbandonare le certezze e a esplorare zone di loro stessi che fino a quel momento non conoscevano. La prima parte del romanzo infatti è dedicata all'incanto dell'innamoramento. La seconda alle paure, allo scoperchiarsi del nostro vaso di Pandora che ogni incontro importante determina. Non a caso attorno a Lidia e a Pietro impazza un valzer di personaggi tragicomici che, per non aprire quel vaso, continuano a rincorrersi anziché fermarsi nella possibilità di una relazione».

Nel raccontare questa commedia umana, si è ispirata a persone reali? E ci sono elementi autobiografici?

«Ci sono sempre, è inevitabile. Con Lidia, ad esempio, condivido il bisogno di emozioni forti e il rischio di venire consumata da questa necessità. Con Pietro, la paura di venire abbandonata. E c'è molto dei miei amici nel gruppo di amici di Lidia, che ribattezzo “gli animali dell'Arca Senza Noè”. Persone che privilegiano il sentimento al progetto familiare: con tutti i rischi che questo comporta. Attorno ai due protagonisti c’è una giostra di personaggi che mettono in scena l'affanno di chi, anziché fermarsi, continua a rincorrere gli altri per fuggire se stesso».

I suoi personaggi femminili sono tanti e differenti. Come si rapportano con Chiara Gamberale; e lei come si rapporta con loro?

«Mandorla, Maria, Lidia… sono tutte sfaccettature della stessa figura femminile, una figura sostanzialmente alla ricerca di sé e di un rapporto autentico con il mondo e con l'altro. Sono donne che si cercano, che cercano l'amore, donne danneggiate e, forse per questo, adorabili. Poi ci sono uomini-totem e uomini semplicemente odiosi. È il mio mondo. Ho quasi quarant'anni, ho capito che cos'è l'evoluzione, come funziona un router e come si passa dal freno alla frizione. Ma come si fa a stare insieme, no. Non l'ho ancora capito. Giuro, non lo so. Io mi consegno totalmente alla coppia e per me l'amore è inclusivo. Difatti, quando non sei innamorato, sei meno generoso. Ma tutto questo non mi serve a capire come si fa. Lo faccio, e basta. Io sono bravissima a innamorarmi, ma non so come affrontare il dopo. In “Adesso”, ho voluto rendere protagonista il momento dell'innamoramento perché lì è tutto possibile. L'innamoramento regala a ognuno di noi una nuova persona, migliore; poi, quando finisce quel momento, si rischia di tornare indietro, ai soliti noi».

In “Adesso” Lidia è conduttrice di un programma radiofonico intitolato “Tutte le famiglie felici” e, ogni settimana, vive all'interno di una diversa famiglia. Per capire che cosa? Quale è il suo obiettivo?

«Lidia si fa adottare ogni settimana da una famiglia diversa, per “dimostrare a un paese rimbambito, ancora spaventato dall'idea di un matrimonio fra omosessuali, che nel frattempo in Italia e nel mondo esistono le più incredibili realtà e che ognuna di loro, senza nemmeno pensarci, si considera una famiglia”. E, nel frattempo, spera anche lei di capire, fondamentalmente, come si fa a volersi bene senza farsi troppo del male…».

Chiara Gamberale e l'amore: più luci o più ombre?

«Diciamo che è la possibilità di dare luce alle nostre ombre».

Sempre parlando di amore lei, in più occasioni, ha confessato di essere spaventata, di avere paura di farsi male. Perché?

«La persona che più amiamo è, per forza di cose, quella più pericolosa, fosse solo perché potrebbe abbandonarci da un momento all'altro… Nella mia vita ho capito, come Lidia, quanto può essere dolorosa una separazione. Non ti strappa solo dall'altra persona, ma strappa in due anche te, come persona. Ci sono pagine in “Adesso” a cui sono molto legata, proprio dedicate a questa lacerazione».

L'antropologa americana Helen Fischer ha paragonato l'amore al cioccolato. Ambedue - ha detto - creano dipendenza. Mentre Emily Dickinson scrisse che “la separazione è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per conoscere l'inferno”. Lei cosa dice?

«L’amore è una benedizione. È un inganno. Ma è l'unica possibilità che abbiamo per orientarci fra paura e desiderio. E per conoscere più a fondo noi stessi».

Lei ha affermato di essere «bravissima a innamorarsi», ma poi, ha confessato di «non sapere come affrontare il dopo».

«Credo sia un problema di tutti ma che spesso abbiamo timore di confessare… Nei primi tempi è tutto facile, poi interviene la nostra capacità di mantenere in vita una relazione. Ammettere che non sia facile credo sia l'unica via, paradossalmente, perché questo diventi possibile».

A proposito di amore; lei ha usato questa parola o, meglio ancora, il verbo “adorare”, riferendosi alla nostra città. Si può amare oltre che una persona anche un luogo?

«Confermo, io adoro Modena. Proprio la adoro. Come dicevo qui ho presentato tanti libri: “Una vita sottile”, nel 1999 al Club la Meridiana. Poi tanti altri ancora al Club di Casinalbo, alla biblioteca comunale di Formigine, al Teatro Astoria di Fiorano, al Carani di Sassuolo, alla Rocca di Vignola e, negli ultimi due anni, al Forum Monzani di Modena. Io adoro Modena. Lo ripeto: proprio la adoro. Ogni volta che ho presentato un romanzo da queste parti sono tornata con un'esperienza speciale nella tasca del cuore e con un incontro significativo. Quindi, mi pare, ho solo avuto modo di avere a che fare con le eccellenze. Diciamo che sono ancora nella fase dell'innamoramento…».

Se dovesse scrivere un racconto o un romanzo ambientato a Modena, quale genere privilegerebbe?

«Nei miei romanzi la città sullo sfondo è interscambiabile, mi concentro tutta sull'interiorità dei personaggi… Dunque mi muoverei nello stesso modo anche scegliendo questi luoghi. E Modena, credo, offrirebbe alle mie storie uno scenario perfetto, in bilico fra il suo essere una splendida città e il suo offrire spazio all'umanità di chi la abita».

Abbiamo parlato tanto d’amore. E la vita? Cos’è per Chiara Gamberale la vita?

«Aiuto! Che domanda impegnativa… Diciamo che è un faticoso, bellissimo allenamento per essere pronti quando è Adesso. Cioè quando ci sorprende la possibilità di un cambiamento. Succede quando qualcuno muore. Quando un figlio nasce. O, appunto, quando ci innamoriamo».

Nel romanzo “Per dieci minuti” lei riporta la frase di Rudolf Steiner “In ogni essere umano esistono facoltà latenti attraverso le quali egli può giungere alla conoscenza del mondo”. Quali facoltà consentono a Chiara Gamberale di conoscere il mondo?

«Credo fondamentalmente che abbiano a che fare con una reale curiosità. E con un senso profondo di inadeguatezza che mi porta a cercare maestri in continuazione».

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