Mirandola. Il macellaio dell’attentato era “abusivo” nei map
Eseguita ieri l’ordinanza notificata giorni fa: non poteva più starci Baracca sigillata. Lui: «Falso, sono terremotato e il Comune ha agito a sorpresa»
MIRANDOLA. Ieri mattinala polizia municipale e il Comune di Mirandola hanno eseguito lo “sfratto” di due map del quartiere Mazzone. Non un blitz, ma un provvedimento annunciato da mesi, in quanto gli opportuni accertamenti svolti hanno appurato come gli inquilini che risiedevano nei due moduli abitativi non avessero i requisiti necessari per rientrare nel cosiddetto percorso di reinserimento. Un percorso che prevede -per chi risulta essere residente in paese e proprietario o affittuario di un’abitazione terremotata - il diritto a risiedere prima nei map e poi a essere “accompagnato” in una nuova abitazione. Diritto che gli inquilini dei due moduli non avevano, e dopo ripetuti avvisi di sgombero fatti recapitare agli stessi da parte del Comune, finora ignorati, hanno reso lo sfratto di ieriinevitabile.
Caso curioso è che uno dei due map smobilitati, il 29 D, è quello abitato con un amico da Abdelouahed Satta, gestore della macelleria magrebina di via Verdi colpita dall'incendio a sfondo xenofobo di giovedì notte. Dal Comune fanno sapere che il marocchino non risulta essere titolare di nessun contratto di affitto di un immobile terremotato, e che era già stato sollecitato più volte ad abbandonare il map proprio perché non avente diritto a risiedervi. Parliamo di un processo lungo e di un avviso di sgombero recapitato ben due mesi fa. Quindi, a scanso di eventuali ipotesi d'accanimento nei suoi confronti, molto tempo prima che avvenisse l'incendio a sfondo razzista alla macelleria.
Fattori questi che saranno tenuti in considerazione nelle indagini dei carabinieri, sollecitate nel recente vertice di lunedì in prefettura.
Ma ben altra versione è quella del diretto interessato, che ora potrà recuperare i suoi effetti personali depositati in un magazzino. «Risiedevo in quel map dal maggio 2012, quando dopo il sisma l'appartamento di via Milazzo in cui vivevo in affitto insieme a mia sorella è stato dichiarato inagibile -dice Satta- l’ultima volta che ho parlato con il Comune è stato la settimana scorsa, in cui ho fatto presente che non potendo rientrare nel mio appartamento e non avendo ancora trovato un’altra abitazione, non potevo che restare nel map. Invece, mentre mi trovavo al lavoro, sono stato avvisato da alcuni vicini che la polizia mi era entrata nel modulo abitativo senza prima avvisarmi. Alle 13 quando ho chiuso il negozio mi sono subito recato là, ma ho trovato la serratura della porta cambiata e non ho potuto nemmeno entrare per recuperare le mie cose. Dopo l’incendio alla macelleria, con tanto di scritte “Andate via”, altro che solidarietà, mi vogliono cacciare davvero, perché ora non ho più un posto dove stare».
Valentina Corsini
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