Gazzetta di Modena

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«Inutile sacrificare quegli alberi»

di Daniele Montanari
«Inutile sacrificare quegli alberi»

Pievepelago. Uno dei proprietari di Palazzo Fontanelli: «Ci sono altri modi per migliorare la viabilità»

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PIEVEPELAGO. «Una causa su Palazzo Fontanelli era proprio quello che volevamo evitare, ma immaginavamo che il Comune non avrebbe digerito bene la lettera della Soprintendenza: adesso vedremo cosa succederà».

Così Maurizio Fea illustra la posizione dei proprietari dell’abitazione storica di Pievepelago per la quale il Comune ha avviato un ricorso al Tar contro il decreto con cui il 7 gennaio il ministero dei Beni Culturali ha stoppato il suo progetto di risistemazione stradale davanti al polo scolastico e alla Casa della Salute. Un piano che, per consentire l’allargamento della carreggiata in via Ferrari e la realizzazione di nuovi parcheggi, prevede l’esproprio di una parte perimetrale del giardino, con il taglio del filare di tassi subito dietro la recinzione. Dopo una serie di incontri, i proprietari del palazzo appartenuto al generale napoleonico Achille Fontanelli hanno detto no. Nel frattempo, era stata chiesta la tutela della Soprintendenza, che ha apposto il vincolo. E a questo punto il Comune ha deciso di adire al Tar: «Non riusciamo a capire perché si insista con questo progetto» osserva Fea, fisico e per trent’anni funzionario dell’Agenzia Spaziale Europea, ora docente alla Sapienza di Roma ma legatissimo a questa casa di Pieve, «paese dove è nato mio padre, sono cresciuto io, i miei figli e adesso stanno crescendo i miei nipoti, perché veniamo sempre a trascorrere qualche giorno, appena possibile». Anche da questa frequentazione nascono i dubbi sul progetto: «Dicono che l’allargamento è essenziale per eliminare il caos all’uscita delle scuole, ma io mi sono messo lì a guardare all’ora di punta e non ho visto particolari disagi, grazie anche agli interventi che lo stesso sindaco ha già fatto in precedenza. È vero che c’è anche un problema di accesso alla Casa della Salute per i trattamenti di dialisi, ma se fanno alcune sistemazioni le ambulanze possono tranquillamente entrare e fare manovra. Non vedo io, e non lo vedono neanche gli altri proprietari, quale fondamentale vantaggio derivi dall’uso del nostro terreno: se ci fosse stato, lo avremmo considerato». Questo l’aspetto logistico, poi ci sono altre considerazioni: «Avanzando di 11 metri nella proprietà – spiega – oltre ad abbattere tassi giudicati importanti da un esperto botanico di Modena, si va a dimezzare il parco da quel lato, con drastiche ripercussioni sul valore della proprietà. E l’eventuale risarcimento sarebbe irrisorio». Da qui l’opposizione e la volontà di tutela: «Essere sotto la Soprintendenza – chiosa Fea - significa essere vincolati e impegnarsi anche a specifici interventi, e noi li faremo tutti a nostre spese. Non è vero che il parco è stato lasciato andare, è sempre stato curato da un addetto: l’albero caduto a gennaio era stato colpito da un fulmine».

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