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Modenese ferita a Tarragona/ Il fratello di Laura Ferrari «Mia sorella è stata salvata dal suo angelo»

di Stefano Totaro
Modenese ferita a Tarragona/ Il fratello di Laura Ferrari «Mia sorella è stata salvata dal suo angelo»

«La sua amica l’ha estratta dal bus, tamponato le ferite, l’ha tenuta sveglia e ha risposto al nostro appello su Facebook»

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BARCELLONA. «Io, mamma e papà abbiamo riconosciuto Laura dai piedi. Quando dopo ore d’intervento chirurgico, lunedì mattina ce l’hanno fatta vedere, era l’unica parte, diciamo così, riconoscibile. Tante bende, gonfiori, immaginatevi... ma era lei. Ci avevamo creduto, abbiamo seguito l’unica pista che avevamo: un nome, una Laura italiana in un ospedale e la testimonianza di Elise, una ragazza belga che era sul pullman e che aveva letto il mio appello su Facebook e che mi aveva telefonato dandomi l’indicazione. Quella ragazza intubata era Laura. Mia sorella era ferita, mia sorella non era deceduta». Lorenzo Ferrari, 27 anni è assieme ai genitori all'ospedale di Barcellona. Lui, che vive a Milano, è salito sull’auto dei genitori a Piacenza, quando sua madre Annunziata e suo padre Riccardo, entrambi insegnanti, avevano deciso con lui di andare a Barcellona, partendo alle 22.30 in macchina da Portile, alla ricerca di Laura.

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«Siamo qui - spiega Lorenzo - e resteremo per almeno sei giorni. Ci hanno spiegato i medici che quello che doveva essere eseguito è stato portato a termine nel migliore dei modi. Le varie operazioni hanno avuto successo, ma ora bisogna attendere i responsi».

L’incidente maledetto , quello in cui hanno perso la vita 13 persone, studentesse come lei, ha procurato a Laura, 23 anni, fratture nella parte sinistra del capo e i medici hanno dovuto ricostruire quella parte, sia a livello osseo che nei tessuti. «Adesso - prosegue Lorenzo - è in coma farmacologico, deve stare immobile per non danneggiare la colonna vertebrale. E’ fuori pericolo di vita, ma l’attenzione è alta. Può sempre avere delle improvvise crisi di rigetto... e poi non si sa dopo cosa accadrà, quando si risveglierà. Non si sa cioè se ci saranno ripercussioni: se potrà o meno camminare, se riuscirà a parlare... insomma, tutto da vedere. Ma sarà più avanti...».

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«Vorrei, assieme ai miei famigliari - prosegue Lorenzo - ringraziare Elise, una ragazza belga di 23 anni, che è stata davvero l’angelo di Laura. E’ venuta apposta in ospedale per incontraci, per raccontare e poi è crollata, si è arresa lasciando spazio allo choc e a tutto ciò che aveva accumulato dentro. Mi ha raccontato che lei e Laura dormivano, una con la testa sulla spalla dell’altra. C’è stato l’incidente e Laura ha salvato Elise perché mia sorella le è finita davanti, ha preso lei tutto l’urto parandolo ad Elise.

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L’amica s’è salvata ma ha salvato Laura: l’ha subito estratta dal bus perché era incastrata, ha tamponato la ferita e fatto in modo che non si dissanguasse, l’ha inoltre tenuta sveglia sino all’arrivo dei soccorsi. Non solo, aveva anche tolto le cinture di sicurezza all’autista, che era bloccato, e ha persino messo i triangoli dietro e davanti al bus, evitando che altri mezzi potessero finire contro. Poi, dopo l’appello di Facebook mi ha telefonato dicendo ciò che sapeva».

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Il papà di Laura, Riccardo: «Sì, davvero un angelo, tanti erano scappati, lei è rimasta con mia figlia e ha pensato agli altri. Noi siamo qui, in attesa. Intanto abbiamo recuperato gli effetti di Laura, abbiamo visto il console, gli altri famigliari italiani di vittime e di feriti. Ci hanno fatto parlare con un legale che ci ha spiegato la situazione: tutti insieme con ogni probabilità ci costituiremo parte civile».

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