Le bombe fermano la vita dei modenesi a Bruxelles
Stefania Macchioni non ha preso la metropolitana dopo la notizia del primo attentato Alice manzini e Silvia Righi sono rimaste chiuse sino a sera al lavoro nelle sedi della Ue
BRUXELLES. Tantissimi i modenesi a Bruxelles, in una città blindata dopo gli attacchi dei terroristi islamici. Vi raccontiamo le loro storie.
La guerra vicino a casa ha il rumore delle sirene e le grida dei giochi di un bimbo piccolo. Per Stefania Macchioni, modenese di 36 anni e da sette residente a Bruxelles, la scelta di prendere il tram è stata una decisione d’istinto. Ha evitato la metropolitana dove sono scoppiate le bombe per raggiungere il suo ufficio, la sede della Ong inglese Birdlife. Ed è stata la salvezza.
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«Quando sono uscita di casa - racconta al telefono ancora tesa, mentre in sottofondo si sentono i richiami felici del suo bebè - avevo appena sentito dell’attentato all’aeroporto e ho pensato che forse per ragioni di sicurezza avrebbero fermato i treni della metropolitana. Così, per evitare ingorghi e non fare tardi ho scelto il tram». Nulla da fare, a un certo punto sono iniziati i blocchi del traffico, i controlli in mezzo al traffico impazzito e paralizzato; per tornare a casa Stefania Macchioni ha dovuto avvisare il marito. «Ci sono state molte perquisizioni in molti sobborghi ad alta densità d’immigrati e anche qui vicino a casa mia - conclude - Fortunatamente ho potuto avvisare subito i miei genitori che si sono tranquillizzati, ma qui la situazione è molto pesante».
Nella piccola comunità di eurofunzionari modenesi Alice Manzini occupa un posto tutto suo. Originaria di San Felice sul Panaro, dopo il liceo Pico a Mirandola e la laurea in Giurisprudenza a Modena ha fatto il praticantato in uno studio legale di Parma per poi partecipare alla Summer School Imbeni e classificarsi prima assoluta. Biglietto immediato per Bruxelles verso il Parlamento Europeo.
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«Alla notizia della prima esplosione stavo entrando, la gente parlava di un grande botto e di un probabile problema elettrico - racconta - Di terrorismo non si parlava ancora. Poi per tutta la giornata si sono sentite le sirene delle ambulanze e dei mezzi di soccorso. Le notizie le abbiamo apprese dai giornali, dai collegamenti radio tv. Che fosse una situazione grave lo abbiamo capito immediatamente perché hanno chiuso e blindato il Parlamento: vietato uscire e chi era fuori non poteva entrare, sino a sera. La Pasqua a Modena? Ci verrei ben volentieri per passarla in famiglia. Avevo già programmato di essere mercoledì o giovedì sera a casa, ma come si fa? Gli aeroporti sono chiusi, forse riaprono mercoledì mattina. Fermi anche i treni in stazione e anche le frontiere paiono sigillate. Le voci si rincorrono ma l’importante è non perdere la calma».
Anche per Silvia Righi, 31 anni e dal 2008 stagista in vari dipartimenti del Parlamento e della Commissione Europea, il rientro a casa diventa un miraggio nelle ore immediatamente successive agli attentati che hanno sconvolto la capitale belga.
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«Quando è scoppiata la prima bomba stavo venendo al lavoro - racconta dal suo ufficio dove lavora a fianco di un europarlamentare italiano - Le notizie dei morti e delle altre esplosioni ci hanno raggiunto quando eravamo tutti insieme. Abbiamo fatto una breve riunione e scelto di continuare a lavorare lo stesso. Volevamo mandare un segnale ai cittadini e anche a chi segue la logica del terrore: quelle bombe non dovranno distruggere la vita di chi vuole lavorare per continuare, nel nostro caso, la costruzione europea».
MARCO MANZINI, SALVATO DA UNA TELEFONATA
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«Era una mattina come tante altre - spiega - Pronto per uscire alle 8.40. Poi, un pensiero: dare un'occhiata ai giornali su internet. Leggere dell'esplosione a Zaventem. Telefonare ai miei genitori per tranquillizzarli. Cinque minuti in tutto». Sono i cinque minuti che gli permettono di poter raccontare cosa sta succedendo a Bruxelles in queste ore. E continua: «Una volta uscito sono andato a prendere come sempre la metropolitana. La metro si ferma a Schuman. Con voce ferma ma senza panico, gli addetti alla stazione dicono "Evacuez la station!". Esco e scendo a piedi lungo Rue Joseph II. Poliziotti in bicicletta che sfrecciano come impazziti. Arrivo all'incrocio di Maalbeek. Polizia e ambulanze dappertutto. Si capisce in fretta che è successo qualcosa nella stazione». Leggi l'articolo
JACOPO PANIZZA, IL SUO CENTRO CULTURALE RESTA APERTO
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«C'è stato un blocco totale nel quartiere, dove ci sono le sedi della Commissione e Consiglio Europeo e di altre istituzioni. Un clima di tensione enorme - racconta Jacopo Panizza - Mia moglie è potuta uscire solo alle 15, per poi andare a prendere la bambina nel quartiere dove abitiamo, a 25 minuti in bici da quello europeo. Il locale - gestisce un centro culturale - lo abbiamo tenuto aperto per dare un segnale forte. Ci sono state molte persone a pranzo. Bisogna reagire e non farsi sottomettere dalla paura, dal terrore». Leggi l'articolo
STEFANIA ZIRIBOTTI E SILVIA RICCI: PANICO IN AEROPORTO
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«Io e la mia amica eravamo appena scese dal volo da New York e dovevamo cambiare per Monaco. Tornavamo da una vacanza in America. Proprio mentre stavamo arrivando al gate, abbiamo sentito dell’esplosione. Una ragazza è arrivata correndo e ha detto che voleva comperare subito un biglietto aereo per andarsene via subito, che c’era appena stata un’esplosione. È così che abbiamo saputo». Leggi l'articolo
LA BOMBA SUL TRENO PRIMA DEL MIO
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«Abbiamo sentito un'esplosione e lo spostamento d'aria della deflagrazione – scrive C. Z., modenese di 30 anni, a Bruxelles per la Commissione Europea, che si trovava in metropolitana - poi il fumo ha cominciato a riempire il treno. Siamo rimasti bloccati per un po' nel treno, poi ci hanno evacuati facendoci camminare lungo i binari fino alla stazione più vicina. A quanto pare la bomba era proprio sul treno prima del mio». Leggi l'articolo
MARCO BELFORTI E MATTEO TOMASINA: TUTTI A CASA
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Il modenese Marco Belforti, 28 anni, è in Belgio per un tirocinio in una società che collabora con la Ue: «Per me nessun pericolo - dice - Il mio capo dopo la notizia delle bombe mi ha telefonato per dirmi di restare a casa. Qui a Bruxelles è tutto fermo». Leggi l'articolo
MARCO LEONARDI: CHIUSI ALL'EUROPARLAMENTO
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«Siamo chiusi qui dentro – spiegava il sassolese Marco Leonardi, assistente dell'onorevole Simona Bonafè – Bruxelles e tutto il Belgio al momento sono al livello di massima allerta e ci hanno consigliato di non uscire dal Parlamento». Leggi l'articolo
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