Via i figli da scuole a Bruxelles, poi le ditte rimandano tutti a casa
Marco Belforti è stato contattato dal suo datore di lavoro mentre Matteo Tomasina era in areoporto
BRUXELLES Telefonate convulse verso Bruxelles ma telefoni fuori uso per saturazione dei ripetitori. Chi ha provato a chiamare la capitale belga ha dovuto fare i conti con il black out delle comunicazioni, mitigato solo dalle comunicazioni via internet. Il modenese Marco Belforti, 28 anni, è in Belgio per un tirocinio in una società che collabora con la Ue: «Per me nessun pericolo - dice - Il mio capo dopo la notizia delle bombe mi ha telefonato per dirmi di restare a casa. Qui a Bruxelles è tutto fermo».
La stessa scelta ha coinvolto anche Matteo Tomasina, 26 anni, che lavora come specialista in marketing: «Ero in aeroporto - dice - e dopo aver parlato con la mia ditta mi hanno detto di tornare indietro».
Luciano Vecchi, già europarlamentare Pci-Ds e ora coordinatore della Politica Ue per il Pd: «Ho subito chiamato i nostri collaboratori - dice - Stanno tutti bene per fortuna. Le bome sono esplose nel tragitto che percorriamo abitualmente tra gli uffici delle istituzioni europee».
Paolo Negro, assistente di Cecile Kyenge: «Anch’io conosco perfettamente i luoghi delle esplosioni in metropolitana - sottolinea - Questa settimana sono a Modena perchè la Kyenge è in Africa per la Ue. Altrimenti chissà ...»
Enrica Costantini, modenese e blogger di Mammerri: «Sono corsa a prendere i miei figli a scuola. Abbiamo tutti deciso di riportare i bimbi a casa».
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