Da Bonaccini alla Franchini, uniti contro le infiltrazioni
«Abbiamo pagato le spese per permettere la celebrazione di questo processo a Reggio Emilia ed evitare che qualche cretino dicesse che in questa regione non si voglia fare piena luce sulle...
«Abbiamo pagato le spese per permettere la celebrazione di questo processo a Reggio Emilia ed evitare che qualche cretino dicesse che in questa regione non si voglia fare piena luce sulle infiltrazioni criminali». A dare fuoco alle polveri è stato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che rivendica lo sforzo economico profuso dall’ente regionale - quasi mezzo milione di euro - per coprire il costo dell’aula speciale a Reggio.
Anche l’idea che si possa trattare di un processo al territorio emiliano e non solo al clan non piace per nulla a Bonaccini. «Non credo che l’Emilia-Romagna sia terra di mafia altrimenti metà di noi sarebbe colluso con questa gente - dice senza mezzi termini prima di entrare in aula - Credo però che la mafia sia presente da anni nel nord ricco del paese. Serve l’impegno di tutti, al di là dei colori politici, per sconfiggerla».
In tribunale si siede anche Cinzia Franchini, presidente nazionale della Fita-Cna: «Nessuno ha gli anticorpi - dice in un messaggio video - neppure le associazioni economiche, noi siamo qui per seguire con attenzione queste vicende». Non è voluta mancare neppure Tania Scacchetti, segretario generale della Cgil di Modena e in aula arrivano anche i Giovani Democratici geminiani. «Siamo qui perché crediamo fortemente nei valori della legalità e siamo convinti che la migliore difesa per un territorio, contro la criminalità organizzata, sia non rimanere indifferenti. Siamo qui per esercitare un controllo sociale del territorio. Noi siamo la generazione della legalità». Legalità che è il credo di Libera contro le mafie, che dopo la mobilitazione di lunedì ha presenziato in massa all’udienza di apertura.
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