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Il modenese Enzo Zaccarelli custode del tempo che scorre in città

di Valentina Corsini
Il modenese Enzo Zaccarelli custode del tempo che scorre in città

È lui che da un quarto di secolo “cura” l’orologio del municipio in piazza... che si ferma spesso

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MODENA. “Era una luminosa e fredda giornata d'aprile, e gli orologi battevano tredici colpi” è ritenuto uno degli incipit migliori della letteratura mondiale.

Tralasciando il contenuto impegnato e a tratti inquietante del capolavoro di Orwell, “1984”, questa è una storia in cui le parole scivolano via magistralmente scandite dai rintocchi del tempo che passa.

Quando ci si trova a passeggiare nel salotto buono di Modena, piazza Grande, all'ombra della Ghirlandina e del Duomo, se si sposta lo sguardo verso la “preda ringadora” con il naso all'insù, si può ammirare il grande orologio che adorna la facciata del palazzo comunale. E come spesso accade, dietro perfetti meccanismi, si nascondono le abili mani di laboriosi artigiani. In questo caso quelle tutte modenesi di un orologiaio figlio di una storia di vita e di viaggi, non solo nel tempo, che è un piacere ascoltare.

Lui è Enzo Zaccarelli, figlio d'arte e titolare dell'orologeria omonima, oggi bottega storica e aperta dal padre nei lontani anni '50 al civico 3 di via Del Taglio.

«Sono ormai venticinque anni che mi occupo dell'orologio di piazza Grande - racconta questo “giovane” 70enne mentre non smette di armeggiare con qualche ingranaggio seduto dietro il suo banco di lavoro - Tre o quattro volte l'anno però, capita si fermi, così vengo chiamato per salire sulla torre e far ripartire il meccanismo che permette ai modenesi di non dimenticarsi mai che ore sono. L'ultima volta che sono andato lassù per controllarlo è stato il 31 dicembre scorso e tutto funzionava, ma la mattina del primo dell'anno sono stato allertato nuovamente perché si era fermato. Così sono corso subito e il 2016 ha potuto riprendere il suo scorrere normale…».

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Sciolto il ghiaccio, tipico di quelle persone dedite più all'arte del fare che a quella oratoria, la clessidra del tempo scorre lenta tra un passato dalla lunga tradizione artigianale, ed un presente che è lo specchio perfetto della maestria di bottega.

«La passione per il mestiere mi è stata tramandata dalla famiglia -ricorda Zaccarelli -ho iniziato a muovere i primi passi qui, insieme a papà e mamma, che avevo solo tredici anni. E non ho più smesso, tant'è che il diploma di scuola superiore l'ho preso solo a sessant'anni frequentando i corsi serali al Barozzi. Allora fare l'orologiaio aveva in sé quell'aspetto tutto romantico del mestiere, in cui la grande soddisfazione era creare qualcosa che prendeva vita piano piano dalle tue mani. Oggi invece la parte più commerciale del lavoro ha preso il sopravvento, anche se io cerco di conservare sempre quell'anima passata che è il tratto distintivo della mia attività. Amo così tanto gli orologi che è il caso di dire “valgon ben una multa” - scherza Enzo - infatti l'ultima volta che mi sono recato alla prestigiosa fiera di settore a Basilea, ne ho rimediata una da 80 euro per eccesso di velocità». Questo non è che uno dei tanti aneddoti che costellano il vissuto di un vero e proprio “maestro del tempo”, come capitano di un diario di bordo dalle pagine curiose e avvincenti.

«Non posso dire d'aver mai attraversato l'Atlantico, ma ho sempre amato il volo e così negli anni '70 ho preso il brevetto da pilota. In seguito mi sono dato a qualche scorribanda nei cieli, come quella volta in cui io e lui - afferma Zaccarelli rivolgendosi a Diego Poluzzi, fotografo della Gazzetta di Modena e suo vecchio amico - siamo andati in volo da Modena fino all'aeroporto di Bologna solo per vedere il Concorde appena atterrato. Matto lo sono sempre stato fin da piccolo però, ad 11 anni per esempio, dopo due giorni di viaggio in treno ho raggiunto Manchester, dove ho trascorso 45 giorni ospite di una famiglia che all'epoca non possedeva nemmeno il telefono. Avevo imparato anche l'inglese, ma col senno di poi sarebbe stato meglio il francese visto che da grande ho incontrato questa bellissima italo-belga, Liviana, che è diventata non solo mia moglie, ma la mia “compagna del tempo” qui in bottega».

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