Il vescovo tenta il dialogo: «Sono giorni bui per tutti, ma l'accoglienza resta la strada»
Tanti in piazza Torre per ricordare le vittime di Bruxelles: politici, associazioni, famiglie, giovani per un unico messaggio di pace e speranza
MODENA. Poche parole da parte del vescovo Castellucci sui fatti di Bruxelles: «Utilizziamo pietre per raggiungere gli altri e non per scagliarle contro di loro». È questo l’appello rivolto ieri dal vescovo dopo gli attentati, in occasione del presidio di ieri sera in memoria delle vittime in piazza Torre. «Sono giorni di buio per tutti - ha assicurato don Erio Castellucci - Per le tante famiglie che hanno avuto persone morte o ferite e per l’Europa, colpita nel cuore in un luogo simbolico; lo è per i credenti e i non credenti, i cristiani e i musulmani».
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Ancora una volta, il vescovo ha precisato che la religione non c’entra con il terrorismo e con l’Isis. «Dio per i cristiani è amore - ha ricordato don Erio - per gli ebrei è la guida che vuole bene, per i musulmani è innanzitutto il misericordioso. Cerchiamo di costruire ponti e non muri. Le pietre devono essere utilizzate per raggiungere gli altri e non per scagliarle contro di loro».
Un messaggio non semplice, soprattutto in momenti in cui il populismo invade i sentimenti. «Il male è veramente banale - ha garantito il vescovo - e può creare divisione, confusione, dolore. È molto più facile gettare una pietra contro gli altri di quanto non lo sia mettersi a costruire una cattedrale con le pietre».
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Profondo il senso d’insicurezza. «Il male è nella sua forma pura - ha ripreso don Erio - perché non si fa identificare: può essere ovunque. Una volta si sapeva che, se si andava in guerra, si rischiava la vita. Adesso il rischio c’è anche andando in autobus o visitando un monumento». «Non possiamo scaricare sul diavolo - ha rimarcato il vescovo - le decisioni e i comportamenti umani». Le reazioni possono essere di tre tipi: «pancia, piazza, penna». La prima è quella populistica. Fa leva sugli istinti e su «sinonimi che non esistono».
La seconda è quella, per esempio, tenutasi ieri sera davanti alla Ghirlandina. «Bisogna esprimere sdegno - ha sottolineato don Erio - verso i comportamenti ingiusti, come per le mafie, e avere il coraggio di dare una soluzione». La terza è la risposta nel quotidiano. «È la reazione nel lungo termine sull’educazione - ha concluso il vescovo - e si parte insegnando ai bambini la pace, il rispetto, l’accoglienza della vita degli altri».
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