Gazzetta di Modena

Modena

Liceo Sigonio in piazza per "suonarla" alla riforma di Renzi

Gabriele Farina
Un momento della manifestazione del Liceo Sigonio in centro storico
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Un momento della manifestazione del Liceo Sigonio in centro storico

Studenti e insegnanti insieme: corteo musicale nelle strade del centro perchè si rischia la continuità didattica e anche professori di ruolo rischierebbero il posto 

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MODENA. Un minuto di silenzio in piazza Roma. È la simbolica conclusione della protesta contro la “buona scuola” di Renzi.  Le note sono di raccoglimento, la pagella verso la legge 107 è negativa. A stilarla è il liceo musicale Sigonio, aderente alla protesta nazionale “Chi fermerà la musica?”.
 
«La nuova normativa - spiega la preside Roberta Pinelli - prevede che gli insegnanti in servizio, di ruolo e non di ruolo, siano sostituiti da insegnanti che vinceranno il concorso. Ciò significa sgretolare un gruppo di lavoro costruito in cinque anni di attività; significa interrompere la continuità didattica e siamo molto preoccupati». Preoccupati gli insegnanti: «Ho quattro abilitazioni - dice Sheila Caporioni, docente di chitarra classica - non mi sembra bello perdere tutto ciò che è stato costruito». 
 
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Il ritrovo è in piazza Grande per un primo concerto all’aria aperta. Segue un passaggio in piazza XX Settembre, poi il passaggio al mercato Albinelli, distribuendo volantini e musica. Il repertorio classico attrae l’attenzione dei passanti, colonne sonore improvvisate segnalano gli spostamenti da un luogo all’altro. In piazza Mazzini c’è una nuova tappa prima dell’arrivo davanti all’Accademia. 
 
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Gli studenti nel frattempo spiegano ai passanti le ragioni della manifestazione. «Partecipiamo per solidarietà - garantisce Francesco Schenetti, di quarta - con i nostri professori. Apprezziamo che il governo cerchi di migliorare l’assetto scolastico in Italia. Il liceo musicale è stato però costruito in collaborazione con gli studenti e gli insegnanti. Chiediamo che venga assicurata la continuità didattica». 
Al tempo stesso sia gli studenti che i docenti confermano le rassicurazioni sul rientro nella ex sede di via Saragozza nel 2019 e sottolineano l’importanza dei nuovi spazi lasciati dal Centro Musica a febbraio. «Abbiamo lavorato anche come manovalanza», ricorda Caporioni.
 
La protesta, assicura l’insegnante, non è rivolta a coloro che vinceranno il concorso.
«Non dico che non hanno le competenze - riprende la docente - ma non hanno l’esperienza di chi insegna da vent’anni come noi. Ancora non è stato deciso niente, ma si sono dimenticati di chi era già di ruolo. Venivamo utilizzati perché non c’era la classe di concorso, altrimenti avremmo chiesto sicuramente il passaggio». «Rischia di perdere l’80-90% degli insegnanti - dice Andrea Salvioli Bonetti, presidente del consiglio d’istituto - e la didattica è un aspetto importante. La “buona scuola” dovrebbe premiare la qualità, ma in Italia ciò non avviene mai. In altri Paesi questi professori avrebbero avuto un riconoscimento e non un trattamento del genere».

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