Caccia alle tangenti nei Comuni Il pentito “apre” nuove indagini
Bianchini “doveva oliare” per avere lavori e molti cantieri erano con le pubbliche amministrazioni L’impresa di San Felice offrì alla ’ndrangheta anche opere sulla Salerno-Reggio Calabria e di Hera
SAN FELICE. Ma chi doveva “oliare” la Bianchini Costruzioni per ottenere lavori? Dando per veritiere le dichiarazioni di Giuseppe Giglio - il primo pentito del processo Aemilia contro la ’ndrangheta - allora c’erano dei colletti bianchi che intascavano mazzette per far lavorare l’azienda sanfeliciana. I pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia, Beatrice Ronchi e Marco Mescolini, chiedono a Giglio se sappia chi siano i corrotti, ma il pentito risponde con un secco “no”. Eppure, nel corso dello stesso incontro, è sempre Giglio a raccontare ai pm per chi lavorava la Bianchini: “la maggior parte dei lavori che aveva - dice - erano lavori comunali e lavori provinciali e a volte anche qualcuno della Regione. Perché io ho fatto molti lavori per il Bianchini, solo che gli facevo la fornitura dei materiali e non avevo bisogno di appalto”.
Spetterà ai magistrati scegliere se addentrarsi sul fronte tangenti, ipotizzando che esistano, andando ad analizzare i trentennali rapporti di fornitura tra l’azienda familiare del polo industriale e le amministrazioni pubbliche per le quali ha lavorato anche attraverso importanti partecipazioni in aziende sovracomunali e consorzi.
Giglio confessa anche la fonte delle scottanti rivelazioni (“perché vivo in mezzo a loro... ma lei riuscirà a risalire a chi li ha mandati questi lavori a Bianchini”) e poi torna ad addentrarsi tra gli appalti dell’impresa di San Felice e nei rapporti con Michele Bolognino. Come quei lavori che Augusto Bianchini - stando sempre alle dichiarazioni di Giglio - offre all’organizzazione anche dopo l’estate del terremoto. C’è ad esempio un pezzo di Salerno-Reggio Calabria, che il pentito rifiuta per paura di un’interdittiva antimafia oppure delle vasche di compensazione di Hera nel Parmense. Affare che poi salterà per l’interdittiva che colpirà la Bianchini Costruzioni. E qui c’è un vivace faccia a faccia tra Giglio e il pm Mescolini, che gli domanda a più riprese se sappia come Bianchini abbia agito dopo l’esclusione dalla white list. Il calabrese risponde di aver interrotto ogni rapporto e che Bolognino fu allontanato dai cantieri del sisma. «Bianchini lo sapeva che prima o poi l’avrebbe avuta l’interdittiva perché si sarebbe avvicinato a delle persone per determinate cose, cioè lui ha sottovalutato un po’ dall’inizio il problema, secondo me. Però era contento della conoscenza di Bolognino perché risolveva problemi». Non sa, Giglio, se qualcuno abbia fatto pressioni a favore della Bianchini, magari sul prefetto o sul Girer. Ma visto le numerose conoscenze dell’imprenditore sanfeliciano i magistrati sono intenzionati a scavare ancora più a fondo. (fd)
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