Chioschi: i cittadini esclusi dal processo
Sì a Italia Nostra parte civile, no al Comitato dei residenti perché è nato dopo gli illeciti. Sitta e Prampolini deporranno
La prima udienza del processo sull’ “affare chioschi” si chiude con un punto a favore dei difensori. Il giudice Barbara Malvasi ha deciso di non accogliere la costituzione di parte civile del “Comitato per la tutela del Parco della Rimembranza”, associazione che raggruppa i residenti della zona di viale Muratori. Comuni cittadini che si sentono danneggiati dalla costruzione di quelle casette di cemento armato che per loro non costituiscono solo un obbrobrio ma anche un grave deturpamento di un luogo verde tutelato. Anche Italia Nostra di Modena ha sostenuto le stesse identiche ragioni nel suo esposto, ma questa associazione consolidata è stata riconosciuta parte civile, mentre il Comitato non aveva i titoli per vari motivi.
Come spiegato dall’avvocato Roberto Chiossi, difensore dei due principali imputati - i due ex dirigenti dell’Ufficio urbanistico del Comune che si erano occupati dei permessi, Giovanni Villanti, 69 anni, e Marco Stancari, 58 anni - il Comitato era inaccettabile perché era nato solo a fatti avvenuti. Il suo atto costitutivo risale infatti al 29 maggio 2014, quando i presunti illeciti erano già conclusi il 28 marzo. E la legge non lo permette se non per casi eccezionali e motivati. Secondariamente il Comitato non rappresenta un insieme di persone danneggiate dai lavori di cementificazione ma al massimo un conglomerato di singoli danneggiati, anche se poi, come sottolineato da altri difensori, non si sa bene danneggiati in che modo dato che il Parco è un bene collettivo e quindi un eventuale danno è di tutti. Insomma, se al Parco della Rimembranza un danno c’è stato, è stato comunque un danno di natura pubblica e quindi al limite riguarda il Ministero dell’Ambiente. Diversamente il Comitato, oltre che nato troppo tardi, rappresenta solo interessi indefiniti. Andrea Stefani, l’avvocato che segue il Comitato (e Italia Nostra), ha cercato di sostenere le ragioni di questa scelta evocando casi passati. Il giudice però ha riconosciuto gli argomenti della difesa e non ha accolto il Comitato tra le presunte vittime.
Il processo è continuato on l’ammissione dei testi. Verranno a deporre sia Daniele Sitta che Stefano Prampolini (difesi dagli avvocati Roberto Mariani e Luca Scaglioni), gli ex assessori all’Urbanistica e alle Politiche Economiche imputati solo per un illecito minore, l’ormai famoso articolo 170 della Legge Galasso, insieme con Stancari e Villanti e con le sue soprintendenti che vagliarono il progetto, Paola Grifoni, soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Bologna, Reggio e Modena, e Graziella Polidori, in qualità di funzionario istruttore e responsabile del procedimento presso la stessa Soprintendenza (sono difese dall’avvocato Luca Pastorelli). Verranno a deporre anche Stancari e Villanti. A sorpresa, il pm Claudia Natalini ha citato come teste per l’accusa Giovanni Bertugli, funzionario del settore comunale Economia e attività produttive. Ex indagato, Bertugli era stato prosciolto con archiviazione. Ora dovrà parlare assistito da un avvocato.
La prossima udienza, fissata per il 13 giugno, vedrà invece la deposizione di Giovanni Losavio, presidente di Italia Nostra.
Quando ai chioschi, a due anni esatti dal sequestro, non si profila per ora alcuna soluzione. Nell’agosto scorso, l’attuale assessore all’urbanistica Anna Maria Vandelli aveva garantito che il Comune non puntava alla prescrizione aggiungendo che «il Comune non è in una situazione di oziosa attesa. Stiamo valutando, insieme con i privati coinvolti, se ci possono essere soluzioni alternative di modifica al progetto dei chioschi attraverso l’introduzione di elementi nuovi che consentano di presentare una nuova istanza al Tribunale». Sono passati otto mesi ma finora non è accaduto niente e i chioschi sono ancora sigillati.
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