Figlio morì sul tir, papà innocente
Il pm chiede l’archiviazione dall’accusa di omicidio colposo per Domenico Cesaro
PADOVA. L’aver causato la morte del figlio, in modo involontario, basta e avanza come pena per un padre, visto che il pubblico ministero Daniela Randolo ha chiesto l’archiviazione per Domenico Cesaro, 66 anni, modenese. Il 4 agosto 2015 il camion telonato che stava guidando, era uscito di strada all’altezza di Terme Euganee, lungo l’A13. L’autista riferì di aver avuto un malore.
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Al suo fianco c’era il figlio Fabrizio di 41 anni che pare stesse dormendo: morì dopo 10 giorni di agonia all’ospedale di Padova dove era ricoverato in Neurochirurgia. Domenico Cesaro non aveva nè bevuto, nè aveva assunto sostanze stupefacenti: lo hanno accertato le indagini tossicologiche a cui fu sottoposto. Ora bisognerà vedere cosa deciderà il gip alla richiesta della procura veneta di archiviare il fascicolo che era stato aperto per omicidio colposo.
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Cesaro lavorava per l’azienda Porrini di Campogalliano. Era molto conosciuto in ambito sportivo per la sfrenata passione per la squadra di calcio della sua città, faceva parte del gruppo ultras delle Vecchie Brigate. Una passione che viveva con ardore ogni sabato, ogni volta che il Modena scendeva in campo, non importa se allo stadio Braglia o fuori casa. E restano nitide nella memoria di tutti le immagini del suo funerale, che la sua famiglia e gli amici più stretti hanno voluto celebrare proprio nel tempio del tifo canarino, ovvero nella curva Montagnani al Braglia.
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È lì che Fabrizio aveva gioito e sofferto per la squadra gialloblù. Erano in centinaia quel giorno a salutarlo per un’ultima volta, ma non solo tifosi modenesi, bensì ultras provenienti da tutta Italia. Ora anche la fase giudiziaria di quel tragico incidente sembra volgere al termine. Fabrizio è morto per una tragica fatalità, ma il suo ricordo resta ben inciso in tutti coloro che lo hanno conosciuto.
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