Juliet da Modena pagaia verso Rio 2016: «È peggio il cavalcavia Sacca»
Coraggio ed energia, entusiasmo e amarezza. Sono talenti e sentimenti di Juliet Kaine. Il sogno dell’atleta modenese è arrivare ai Giochi Paralimpici di Rio 2016.
MODENA. Coraggio ed energia, entusiasmo e amarezza. Sono talenti e sentimenti di Juliet Kaine. Il sogno dell’atleta modenese è arrivare ai Giochi Paralimpici di Rio 2016. Nella bacheca nove titoli italiani di kayak, conquistati senza l’uso delle gambe… e senza passaporto. Juliet nasce nel 1983 a Freetown, capitale della Sierra Leone. È una bambina solare e amante dello sport, poi una scoperta cambia la sua vita. «Sono stata colpita da tubercolosi ossea - racconta la giovane donna - e ho perso l’uso delle gambe quando avevo circa otto anni».
Nel nostro Paese arriva provvidenzialmente con la comunità Papa Giovanni XXIII. Il primo approccio con lo sport in Italia è un canestro in un parco del territorio. Si diploma a Modena in arte, trova una squadra di basket in carrozzina, poi è scoperta dalla Canottieri Mutina. Galeotto l’incontro con Caterina De Carolis e Patrizia Bacco, presidente e tecnico della società. «Il basket mi piace di più - riconosce candidamente Juliet - ma la canoa dà benefici al corpo. Dopo tanto tempo nella stessa posizione, i muscoli scompaiono».
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La sportiva reagisce agli ostacoli che incontra da quando esce di casa. «Abito in via Due Canali Sud - racconta con amarezza la canoista - e davanti casa mia ci sono problemi con la ghiaia. Ogni volta rischio di cadere. Con la pioggia devo evitare le pozzanghere, con la neve non posso uscire. Mi hanno consigliato di cambiare casa, però intendo rimanere. Non servirebbe molto a sistemare tutto». Attraversare il ponte della Sacca è per lei una sfida. «È pieno di buche - rivela la sportiva - e in due non si può passare. Lo percorro almeno due volte al giorno. Farcela è una conquista». Così come salire sui bus. «Per i diversamente abili è difficile muoversi a Modena - riconosce Juliet - tante volte i mezzi mi hanno lasciato a piedi: è disumano. Non dipende da me se gli autobus non sono omologati con la pedana o gli autisti non vogliono scendere a darmi una mano». Un’impresa la cittadinanza, ottenuta il 2 settembre 2015 dopo essere in Italia dal 1997. Un Mondiale è sfumato per la burocrazia. «I servizi sociali mi seguono da tanto tempo - ammette la giovane donna - ma non hanno potuto far sì che avessi le documentazioni. Uno deve sempre lottare, già la disabilità è pesante quotidianamente. Vorrei arrivare fino in fondo per ringraziare la Mutina: è tutto merito loro. Se dovessi vincere tanti soldi finiremmo di pagare il debito alla sede».
Debito contratto con la Bper, istituto che ha creato uno strumento di pagamento con Uisp, l’ente di secondo livello a cui fanno riferimento i Canottieri. Gli allenamenti sono quotidiani, la tappa più importante di avvicinamento al Brasile sarà in Germania. Duisburg, dal 17 al 20 maggio, ospiterà i Campionati del Mondo. «Ci sono ancora quattro posti per accedere», garantisce Caterina. Il presidente è volontario presso Gulliver, cooperativa che sostiene il progetto Happy Kayak, messo in acqua dai Canottieri Mutina e da Uisp per atleti diversamente abili. Juliet gareggerà nei duecento metri. «È la parte più difficile», riprende l’atleta. L’acqua le ricorda il mare di Freetown. «Da quando sono in Italia sono tornata a casa due volte - conclude Juliet - perché non è un viaggio semplice e servono i soldi. Certe cose svaniscono, ma l’affetto e i ricordi rimangono, come fotografie nella mente».
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