Fiorano: «Nell’inferno di Bruxelles, ignorate dall’ambasciata»
La testimonianza delle due ragazze dell’attacco terroristico a Zaventem. «Ci dicevano solo “in bocca al lupo”: per tornare in Italia ci siamo arrangiate »
FIORANO. «Eravamo da un hostess per farci stampare i biglietti per tornare in Italia quando una ragazza è piombata di fianco a me dicendo “voglio un biglietto adesso per andare a casa, c’è stata un’esplosione”. Una massa di gente ha cominciato ad arrivare correndo; dopo mezzora di confusione ci hanno fatto evacuare tutti con ordine fuori dall’aeroporto».
Stefania Ziribotti, insieme all’amica Silvia Ricci, entrambe fioranesi, si trovavano all’aeroporto internazionale di Bruxelles proprio nel momento dell’esplosione, di ritorno da un viaggio a New York. Sono arrivate a Milano la notte successiva, attese con preoccupazione dalle famiglie.
«Siamo atterrate alle 7,30 per fare scalo, ma per fortuna invece di uscire dal gate per poi rientrare dalla zona partenze, siamo rimaste dentro; il nostro gate era il più lontano dall’esplosione. Dopo circa 2 ore in un’area fuori dall’aeroporto ci hanno portati tutti con dei bus alla stazione dei treni, c’era molta confusione e paura, ci dicevano tutte cose diverse, noi abbiamo preso il treno per Leuven. Qui abbiamo aspettato tre ore in una piazza; la polizia ci ha detto di stare ai lati così nel caso fosse successo qualcosa sarebbe stato più facile scappare; qui abbiamo incontrato un’altra ragazza italiana, Sandra, che ci ha aiutate tantissimo. Dopo ci hanno messo per mezzora in una stanzina dove la gente del posto ci ha aiutato a trovare una sistemazione in un hotel lì vicino». Qualche tentativo di ottenere assistenza dall’ambasciata italiana, Stefania e Silvia l’hanno anche fatto, ma inutile: «Noi la sera ci siamo messe subito a cercare una soluzione per tornare a casa il giorno dopo. La Farnesina e l’ambasciata non ci hanno aiutato per niente, anzi l’unica cosa che ci dicevano era “in bocca la lupo” oppure “potete tornare a casa come volete, a vostre spese e a vostro rischio e pericolo”. Perciò noi la mattina dopo alle 6,30 abbiamo preso un treno da Leuven a Monaco e poi da lì abbiamo preso un aereo per Milano dove ci aspettavano i nostri genitori; anche l’altra ragazza è tornata a casa con noi».
I momenti di paura non sono mancati: «Passavo da momenti di panico – spiega Stefania - a momenti in cui mi dicevo, bene stai calma vai avanti che finirà tutto. Ci siamo rese meglio conto dell’accaduto in hotel a Leuven, perché nel momento dell’emergenza pensi a troppe cose in una volta e vuoi solo andare via da lì». La mattina dopo il ritorno Stefania è già sul posto di lavoro, niente pause: «È inutile stare in casa a pensare e piangere: voglio tornare alla normalità».
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