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Porto Corso Vittorio: quando Modena aveva l’imbarcadero

di Maria Vittoria Melchioni
Porto Corso Vittorio: quando Modena aveva l’imbarcadero

Nella strada di Modena al centro il Naviglio e ai lati i lungo fiume Attorno alcuni dei palazzi nobiliari più belli della città

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MODENA. Siamo abituati a percorrerla in tutta fretta in auto, snocciolando un immaginario rosario per riuscire a trovare un posto per parcheggiare, eppure un tempo Corso Vittorio Emanuele II era una delle più importanti vie d'acqua della nostra città che terminava nella darsena, nell'imbarcadero da cui partivano e arrivavano tantissime imbarcazioni. Il Naviglio che vi scorreva proprio al centro, dove ora c'è la siepe spartitraffico, era affiancato da due “lungo-fiume”: la strada della darsena e il corso del naviglio.

E proprio qui era ormeggiato lo splendido Bucintoro ducale degli estensi (utilizzato per raggiungere la residenza estiva di Catajo nel padovano) sul quale giunse nel 1476 Leonora di Napoli moglie di Ercole d'Este e da quelle banchine, il giovane Carlo Goldoni partì verso Venezia. Il corso d'acqua fu interrato tra il 1858 e il 1859. Corso Vittorio Emanuele ha avuto fortune alterne nei secoli: da zona di prestigio abitata dalle famiglie nobili della città, a via del degrado, fino al recente restyling che l'ha riportata ad essere una delle vie con più “colpo d'occhio” della città.

Dando le spalle al Palazzo Ducale, sul lato destro troviamo l'ex chiesa della Visitazione con l'ex convento i cui locali ora sono in uso all'Accademia militare; mentre sul lato sinistro possiamo ammirare pregevoli residenze nobiliari. Al numero civico 41, troviamo palazzo Galliani-Coccapani, conosciuto anche come Palazzo Boschetti, che venne iniziato a metà Seicento e terminato solo nel secolo successivo. È costituito da una particolare forma ad U che comprende l'edificio principale e lateralmente la casa del custode, la serra e le stalle. Ha un'elegante facciata a tre ordini e un meraviglioso giardino sul retro di quasi 6.000 mq. Gli interni sono affrescati dal figurista Francesco Vellani e dal quadraturista Giuseppe Dallamano.

Lo scalone d'onore è sovrastato da un affresco in plein air e all'altezza del piano nobile si può ancora ammirare lo stemma della famiglia Boschetti (che divenne proprietaria del palazzo nel 1947). Nel 1874, in una delle sale più ampie (che venne decorata per l'occasione con maschere e strumenti) venne realizzato un teatrino dove si ritrovavano i nobili per assistere a concerti o rappresentazioni. L'edificio è diviso da un altro palazzo nobiliare molto importante da Calle Bondesano sulla cui toponomastica gli storici modenesi sono divisi: probabilmente prende il nome dalla famiglia proprietaria di quel terreno, ma forse deriva anche dal fatto che questo vicoletto si trovava proprio davanti al punto in cui partivano le imbarcazioni per Bondeno, partner commerciale molto importante per Modena a quel tempo.

Il palazzo a cui abbiamo fatto menzione pocanzi lo incontriamo proseguendo la nostra passeggiata fino al numero 59, dove troviamo Palazzo d'Aragona Coccapani, sede dell'Accademia Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti che vede la sua fondazione nel 1683 da parte del marchese Bonifacio Rangoni come Accademia dei Dissonanti. Il patrimonio documentaristico era molto vasto e dettagliato e, purtroppo, attirò l'attenzione dei funzionari di Napoleone che non si risparmiarono “nell'attingervi”. Parte delle perdite furono integrate con il materiale proveniente dai monasteri soppressi di San Pietro, di San Domenico e di San Barnaba. La biblioteca dell'Accademia conta più di 130.000 volumi. Se vi capita di passare mentre il portone è aperto, date una sbirciatina all'atrio che si apre sul grande giardino retrostante e portate lo sguardo verso sinistra al magnifico scalone a doppia rampa finemente affrescato e ricco di stucchi opera di Lodovico Bosellini.

Continuando la passeggiata verso la fine della strada, vi consigliamo di dare uno sguardo anche alle vie trasversali sulla sinistra, che costituiscono l'impianto urbanistico della Terranova voluta nel XVI secolo dal Duca di Ferrara Ercole II. Di particolare rilevanza troviamo ancora al numero 90 Palazzo Bordolli, al 103 Palazzo Scapinelli-Schiavi, al 107 Palazzo Corsari e al numero 113 Palazzo Rizzi, tutti risalenti a metà dell'800. Potete percorrere corso Vittorio come strada alternativa per arrivare ai Giardini Ducali e varcare l'ingresso che si apre sul lato destro della via. Questo ingresso ha una storia particolare: fu aperto nel 1885 e ornato con la cancellata di ferro battuto finemente lavorata da Giovanni Battista Malagoli e che prima si trovava in Largo Porta Sant'Agostino e venne scelto come luogo dove porre una statua in ricordo di Nicola Fabrizi, generale, patriota che partecipò ai famosi moti rivoluzionari del 1831.

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