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Truffa all’Anffas di Modena: deve pagare 70mila euro

di Carlo Gregori
Truffa all’Anffas di Modena: deve pagare 70mila euro

Impostore apre un’utenza telefonica spendendo cifre esorbitanti, le bollette arrivano ai disabili

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MODENA. «Non abbiamo tutti quei soldi e comunque non pagheremo mai quella somma. Da due anni siamo vittime di un truffatore, invece, e la società telefonica lo sa». Benito Toschi, presidente modenese dell’Anffas, l’associazione che segue i disabili, mostra la lettera di uno studio legale di Roma che ha scritto alla sede provinciale di via Luosi per battere cassa dai 120 associati. Chiedono per conto della BT Italia spa 70.600 euro per bollette pregresse non pagate a una utenze telefonica di un cellulare che è intestato all’Anffas ma solo formalmente. «E sicuramente con documenti falsi», spiega Adalberto Biasotti, presidente della Unione Nazionale Consumatori.

Quella ai danni dell’Anffas è una truffa tanto odiosa – colpisce dei disabili e i loro parenti – quanto grottesca. Dal novembre 2013 arrivano bollette dalla BT Italia per un’utenza intestata alla sede di via Luosi. Si parla di bollette consistenti: ottobre 2013 747 euro, novembre 2013 1.124 euro, dicembre 2013 1.847 euro e così via fino al luglio 2015. Questo almeno è il periodo riportato dallo studio legale della BT Italia. La somma finale fa tremare i polsi: 770.368 euro più 366 euro.

Ricevute le prime bollette, nei primi mesi del 2014 l’Anffas ha presentato una denuncia alla polizia postale di Modena sostenendo che un impostore si era spacciato per il presidente dell’associazione modenese aprendo l’utenza riportata nelle misteriose bollette che arrivavano: era l’unica ipotesi plausibile, perché la compagnia telefonica continua imperterrita a mandare bollette. La denuncia presuppone che la postale abbia successivamente mandato un rapporto in Procura avviando un’inchiesta o almeno accertamenti. Ma di un’inchiesta non hanno mai saputo nulla e da allora, due anni fa, non sono mai stati convocati da nessuno.

«Non abbiamo più saputo nulla – spiega Biasiotti – l’Unione Nazionale Consultori sta cercando di assistere l’Anffas ma in realtà, nonostante le lettere e la denuncia, la compagnia telefonica, pur essendo perfettamente a conoscenza che il titolare dell’utenza è un truffatore e che noi non abbiamo mai pagato, continua a tenerla attivata dopo due anni che ci addebita bollette per niente. Adesso poi manda anche un’ingiunzione di pagamento tramite legali».

Chi può aver attivato quel contratto? «Qualcuno che era in possesso dei dati Anffas – spiega Biasiotti – deve avere avuto documenti falsificati nel momento in cui si qualificava come legale rappresentante dell’associazione a Modena. La BT Italia lo sa, perché al momento del contratto si fotocopiano i documenti. Basterebbe un controllo per capire chi ha falsificato i dati. Ma finora nessuno lo ha fatto né lo ha chiesto. Neanche la Procura».

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