Gazzetta di Modena

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Carpi in lutto, scomparso a 95 anni don Ivo Silingardi

di Valeria Cammarota
Carpi in lutto, scomparso a 95 anni don Ivo Silingardi

Collaborò con don Zeno e i Piccoli Apostoli. Dopo la guerra creò centri di formazione, il Nazareno e la palestra Kennedy

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CARPI. Si è spento ieri, giornata del Venerdì Santo, don Ivo Silingardi, fondatore del Nazareno di Carpi. Il decesso per i postumi di una brutta caduta dalle scale a casa di un confratello. Per tutti era don Ivo, punto e basta; un’istituzione religiosa prima ancora che un personaggio, amato o discusso, ma mai considerato malevolmente.

E dire che nella fucina di iniziative che ha messo insieme in oltre settant’anni di servizio con l’abito talare, questo sacerdote carpigiano abituato a fare più che a dire è stato veramente un punto di riferimento per tutta la città. C’è stato chi lo definito il don Bosco carpigiano, altri lo paragonavano al protagonista del “Diario di un curato di campagna”; di sicuro fu entrambe le cose anche se talvolta rimproverava in maniera burbera chi lo adulava troppo e lo paragonava ai santi. Eppure il suo stampo, dal punto di vista umano ed ecclesiastico, si formò proprio in un ambiente che a Carpi resta confinato nella storia del movimento cattolico, quello dell’Opera dei Piccoli Apostoli.

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A metà degli anni ’30 quel piccolo gruppo di sacerdoti stretti attorno a don Zeno Saltini si caricarono sulle spalle il peso dell’assistenza di poveri e orfani e l’azione si saldò con la predicazione del messaggio evangelico.

Una lezione che don Ivo ripeterà e amplierà nel suo lavoro di pastore, di parroco e di educatore, con l’impegno dell’apostolato che aveva imparato nelle campagne di Carpi. Se nel 1924 don Zeno aveva fondato l’Opera Realina, una piccola scuola artigianale per insegnare un mestiere agli adolescenti orfani facendo vita in comune, ecco che dopo la guerra don Silingardi parte con la scuola alberghiera per preparare cuochi e camerieri.

Siamo nei primi anni ’50 e il sacerdote, con ancora addosso le ferite del conflitto, riceve dal vescovo mons. Prati l’incarico di occuparsi della Pastorale del lavoro. Sono gli anni bui quando la ricostruzione era appena iniziata, il lavoro mancava per tutti. Ma con il suo modo di fare don Ivo smussa gli angoli, convince anche i più diffidenti. Sul corpo ha ancora le cicatrici delle staffilate e del nervo di bue con cui le SS avevano torturato lui, don Ennio Tardini e don Arrigo Beccari per aver aiutato renitenti alla leva, ebrei e pure i partigiani. Assieme a loro nelle Brigate Italia formate da cattolici c’erano sei giovani di quelle che furono chiamate “Squadre d’Azione Italia”, le prime formazioni cattoliche della pianura. Questi ultimi furono impiccati ai pali della luce sulla strada che passava davanti all’opera dei Piccoli Apostoli.

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Sempre nel dopoguerra fu nel Comitato Popolare di Migliarina, provvedendo a far arrivare in Emilia tanti bambini dal Sud Italia. Fu sempre lui, animato da un felice furore quasi benedettino, pregando e lavorando, a realizzare la palestra Kennedy. Ed è ancora don Ivo il promotore della costruzione del rifugio al Passo di Costalunga, sulle Dolomiti; una casa per moltissimi carpigiani quando la stessa idea di vacanza era un’utopia. Il suo obbiettivo costante rimase per tutta la vita quello della formazione professionale, dalla prima scuola per giovani muratori in San Nicolò per continuare con il Nazareno e la cooperativa sociale che porta lo stesso nome e che si occupa di giovani disabili.

«Assistenza, non assistenzialismo» lo si sentiva ripetere. E infatti nel suo istituto professionale la corsa a fare sempre meglio è stata testimoniata per molti anni da Casa Modena prima e Casa Italia poi alle Olimpiadi e ai Campionati del Mondo.

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Amico della regista carpigiana Liliana Cavani (il cui cugino Vittorino fu il suo braccio destro dell’edilizia) non risparmiò critiche bonarie alle sue scene di nudo in alcuni film. Ma non polemizzò mai con lei. Una vita la sua ricca anche dal punto di vista ecclesiastico. Due anni fa volle fare un viaggio a Roma e incontrò i due papi nella stessa giornata, Bergoglio e Ratzinger. Brevi colloqui su cui spese poche parole con i suoi più fidati collaboratori.

Saverio Cioce

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