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IL GIORNALISTA Fouad Roueiha A MODENA

«Isis, giusto temerlo ma non esageriamo»

Il terrorismo? «Per mia figlia mi preoccupo di più dell’ambiente e del traffico». Fouad Roueiha è intervenuto ieri pomeriggio in un dibattito su “Isis, Siria e Islam oltre gli stereotipi”. «Negli...

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Il terrorismo? «Per mia figlia mi preoccupo di più dell’ambiente e del traffico». Fouad Roueiha è intervenuto ieri pomeriggio in un dibattito su “Isis, Siria e Islam oltre gli stereotipi”.

«Negli Stati Uniti i terroristi americani hanno fatto più morti di quelli islamici - ha ripreso il giornalista italo-siriano nell’incontro in sala Pucci, organizzato dal Movimento 5 Stelle - e parliamo dal 2001 a oggi. Diamo le dimensioni giuste e teniamo alte le antenne». Isis è l’acronimo di Stato islamico d’Iraq e Siria. Quando le truppe di al-Baghdadi hanno conquistato Mosul (giugno 2014) s’è iniziato a parlare di Stato islamico. Perché? «Perché così non c’è una caratterizzazione geografica», ha aggiunto Lorenzo Declich, dottore in Civiltà islamica, storia e filologia. Il nome è giusto? «Non è né uno Stato - ha risposto Declich - né è islamico. È un’organizzazione criminale mafiosa, come dicono gli analisti. Hanno fatto una quantità gigantesca di attentati terroristici. Per finanziarsi chiedono il pizzo. Dicono che è “lecito” uccidere donne e bambini, ma in tutta la dottrina dell’Islam è vietato e considerato terribilmente blasfemo. I primi a essere inorriditi sono i musulmani sinceri. Il 95% delle vittime del terrorismo islamico sono musulmani». Tante le colpe riconosciute all’Occidente, tra cui non aver colto segnali già dal 2003, ben prima della nascita dello Stato islamico o Daesh. Un acronimo arabo che s’avvicina a un altro termine il cui senso è “portatore di discordia”. «L’utilizzazione del nome in Siria - ha assicurato Roueiha - può portare alla fustigazione in piazza».

In piazza sono scesi i siriani prima della diaspora. Era il 2011. «Alcuni bambini a Daraa scrissero “Il popolo vuole abbattere il regime, dottore è arrivato il tuo turno” - ha ricordato l’ospite italo-siriano - il ‘dottore’ era il premier Assad. Una decina furono arrestati e torturati per un paio di settimane. Alle famiglie dissero “Dimenticateveli, fatene altri o vi facciamo vedere noi come si fa”. Sono partite le manifestazioni, prima nelle campagne e poi in città con centinaia di migliaia di persone».

Il terrorismo ha le sue reti all’estero. «Si basano molto sull’idea di rivalsa - ha proseguito Roueiha - e si oppongono al militarismo. Si rivolgono ai musulmani di quarta generazione, ma che vivono rinchiusi in ghetti in alcuni Paesi. Non è un caso che gli attentatori in Belgio avevano tratti tipici del disagio sociale e poco del mondo arabo. C’è chi vuole fare un atto eroico e si gioca pure sugli stereotipi del complottismo». Oltre all’accoglienza, una risposta può essere l’integrazione. «Nelle scuole di Modena non c’è normalmente razzismo - ha concluso Iari Nora, docente del Corni - il problema è un altro: i ragazzi s’interessano pochissimo al mondo circostante. Assorbono poco e in modo acritico».

Gabriele Farina

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