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Quell’abbraccio in piazza tra i due amici - nemici

Anni di polemiche con Imbeni dopo la pubblicazione di “Donivolì-Donivolà” Poi un commovente incontro e la riappacificazione «nel nome di Cristo»

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«Ci siamo incontrati qualche tempo fa e mi ha abbracciato. È stato espansivo e ci ha tenuto a dirmi che mi abbracciava nel nome del Signore».

È questo il primo ricordo di Gianfranco Imbeni che con don Ivo Silingardi è stato, per mezzo secolo, un amico-nemico. Un rapporto quasi unico, verrebbe da dire, buono per la letteratura o per il cinema visto che i due, il sacerdote e l’ex dirigente di Azione Cattolica che aveva abiurato l’antica fede, polemizzarono per decenni, a distanza.

Anzi Imbeni, che oggi ha 78 anni, scrisse un pamphlet molto pepato sul sacerdote che aveva creato l’istituto professionale Nazareno. Alle spalle aveva l’Università Cattolica a Milano, una famiglia religiosa, collaborazioni giornalistiche al quotidiano cattolico Avvenire d’Italia e al Corriere, prima di cambiare radicalmente idea politica. E poi altri mestieri a Carpi, tra aziende tessili e Comune. Nei primissimi anni ’80, dopo l’esperienza di qualche mese come cameriere in uno sperduto paesino della Germania meridionale, Zwiesel, Imbeni decise di dare alle stampe un pamphlet in cui prendeva di mira il “sacerdote tuttofare”. In “Donivolì Donivolà”, oltre a fare il verso allo slogan delle olive pubblicizzate in Tv, Imbeni attaccava a testa bassa le condizioni di lavoro di altri carpigiani come lui che erano andati a lavorare da quelle parti. Sarcastico il sottotitolo “Scene di cacca in Bassa Baviera” che riprendeva il titolo di un film del ’69 (“Scene di caccia in Bassa Baviera”). Insomma, quanto bastava per attizzare i sorrisi divertiti in piazza e sotto i portici. La sostanza delle accuse? Lo sfruttamento sul lavoro, di cui il patronus del Nazareno, come lo chiama nel libro, diventava artefice, a suo dire, mettendo in contatto i suoi allievi con i ristoratori italiani all’estero. I giovani camerieri, emigrando in Germania con la promessa di stipendi più alti, si ritrovavano con compensi molto più bassi. Oggi questo fa sorridere, visto che salari simbolici e voucher sono la regola anche per i laureati al lavoro a tempo pieno. Ma in quell’epoca erano questioni roventi.

«Lo ammetto - dice oggi dalla sedia a rotelle al centro Il Carpine, dove si trova ospitato - Oggi capisco che don Ivo era un sacerdote pieno di iniziative, di cose fatte e progetti visionari. Solo che ammucchiava tutto insieme, buona volontà e maniche rimboccate, ma anche contatti che funzionavano come agenzia per il lavoro. Per quelle critiche abbiamo anche litigato. Parecchio».

Una ruggine che bloccò ogni dialogo. Giusto l’anno prima, nel 1983, Imbeni aveva pubblicato “Maldicenze”. Partì da alcuni una querela conclusa con assoluzione e risarcimento a suo favore. Per dire del personaggio: l’autore del libro offrì tutto il ricavato alla casa di Mamma Nina, di cui don Ivo era la colonna portante. E alcuni mesi fa la pace era tornata tra i due ex amici.

Saverio Cioce

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