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Toni (VivereSicuri) «Mai così tante scritte in centro»

Toni (VivereSicuri) «Mai così tante scritte in centro»

ÈUn’escalation di colori di cui farebbero a meno. I volontari di Vivere Sicuri Modena hanno album interi di scritte rimosse tra il 2015 e il 2016. Ciascuna immagine, realizzata in strada o su un muro,...

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ÈUn’escalation di colori di cui farebbero a meno. I volontari di Vivere Sicuri Modena hanno album interi di scritte rimosse tra il 2015 e il 2016. Ciascuna immagine, realizzata in strada o su un muro, ha una data. Certi luoghi sono “privilegiati”: i muri delle chiese e di alcune attività, come appunto la Fmc. Non è stata risparmiata la sede dell’associazione.

«Ci abbiamo preso sotto anche noi - riconosce Ercole Toni, presidente di Vivere Sicuri Modena - abbiamo avuto l’Attak nelle nostre serrature e scritte non proprio troppo gentili. Avevano iniziato da gennaio, poi sono tornati a luglio. C’era qualche scritta “simpatica”, qualcun’altra no». Qual è la zona più colpita? «La parte compresa tra via Taglio, via Rismondo, via Ganaceto, via Sgarzeria», risponde l’intervistato. Qualche passaggio si registra anche dalle parti di corso Cavour e del MaTa. «Insomma, ne hanno fatte», ribadisce Ercole. Il presidente ricorda gli episodi mostrando le immagini.

«Arrivano a scrivere a una persona “È ora che tu muoia" - denuncia l’uomo - io stesso ho avuto minacce nel 2007 con scritte non certamente simpatiche. Abbiamo fatto querela, in ultimo sappiamo anche chi è stato». La procedura è sempre la stessa: prima la denuncia contro ignoti, poi s’apprende chi c’è dietro. «Sono “giovani” da trenta a quarant’anni - riprende Ercole - che non hanno altro da fare. Potrebbero essere più utili per la società».

Non è di certo un problema cittadino. «Sono scoppiato a ridere quando a Bologna, con tutto il rispetto per i centri sociali, sono andati a togliere i graffiti - illustra l’intervistato - perché sarebbe meglio che non li facessero. I gruppi non sono tutti uguali. Spero che a Bologna ci sia la coscienza di rimuovere i graffiti, a Modena non l’ho vista. Da noi ci sono spesso opere offensive: si scrive che uno è un pezzo di m…, si scrivono messaggi osceni riservati alle chiese in un crocevia». L’elenco è lungo: c’è chi dice che “Il carcere è una merda” e chi sostiene che sia “Meglio un aborto che un figlio fascista”.

Al MaTa i volontari hanno lavorare per ore prima di rimuovere la vernice spray nei buchi dei teloni presenti. Ingiurie e parolacce le prime a essere eliminati. Alcuni messaggi si riferiscono a fatti del 1900. «Volevo andare a scrivere che contesto ancora Caino e Abele», conclude sardonico Ercole. (g.f.)

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