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Voleva girare documentari sulla Chiesa

Voleva girare documentari sulla Chiesa

A 93 anni pensava ad una casa di produzione cinematografica per raccontarne il patrimonio culturale

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Due anni fa, proprio a marzo, don Ivo mi invitò a pranzo nel “suo” istituto alberghiero di viale Peruzzi. Tema dell’incontro il suo viaggio a Roma di pochi giorni prima in cui era stato ricevuto dai due Papi, Ratzinger e Francesco. Non amava le interviste telefoniche, così mi ospitò a casa sua, a un tavolo della scuola che aveva fondato nel 1958. «Mi piace - disse - vedere negli occhi le persone con cui parlo di cose importanti».

I futuri camerieri del “Nazareno” si alternarono al tavolo con una notevole maestria. Negli occhi dell’allora 93enne sacerdote si leggeva la gioia e l’orgoglio quasi “paterni” nel vedere quei giovani che stavano imparando un mestiere. «Qui - spiegò - non formiamo solo dei bravi lavoratori, ma anche dei cittadini coscienziosi e rispettosi delle regole, capaci insomma, una volta diventati adulti, di stare al mondo».

A questo proposito mi viene in mente un genitore ormai anziano che, saputa della morte del sacerdote, ieri mattina in piazza mi ha detto: “Io devo tantissimo a don Ivo. Mio figlio era stato buttato fuori da tutte le scuole superiori, sia perché indisciplinato, sia perché incapace di trovare la sua strada. Don Ivo ascoltò i miei problemi e mi mise la mano sulla spalla: vedrai che qui da noi si troverà bene. E infatti, nonostante mio figlio fosse un carattere difficile, fu messo sulla strada giusta e riuscì a diplomarsi. La “cura” don Ivo aveva fatto effetto”.

Dolcezza, benevolenza, ma nei momenti giusti anche severità, un sano pragmatismo: questi gli elementi che hanno contraddistinto lo stile pedagogico del sacerdote. Don Ivo però era un prete eclettico a cui non mancava una attitudine imprenditoriale rivolta alla diffusione dei valori della Chiesa cattolica. «In Italia - disse durante il pranzo - abbiamo un tesoro enorme di storie cristiane da raccontare. Un patrimonio potenziale che se sfruttato darà grandi soddisfazioni alla Chiesa. Sto pensando, infatti, di creare una casa di produzione di documentari da vendere in tutto il mondo. Ho già preso contatti con alcuni enti che potrebbero aiutarci. Tutto ciò, sia chiaro, non a scopo di lucro. A noi i soldi non interessano; a noi interessa divulgare i valori del cristianesimo». Non si trattava di visioni di un anziano sognatore: una volta finito il pranzo mi invitò nel suo appartamento e mi fece vedere tutti i documenti e i progetti di questa sua nuova avventura. (ri.fi.)

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