Infermiere di Bomporto nelle paludi australiane
Davide, alluvionato della Bassa, è andato a lavorare dall’altra parte del mondo e per un anno ha fatto grandi esperienze
BOMPORTO. Ha lasciato la sua Bomporto un anno fa, qualche tempo dopo l’alluvione che non aveva risparmiato la sua casa, e ha intrapreso un’avventura che tanti sognano per una vita e pochi hanno il coraggio di affrontare: Davide Bonfante, infermiere 27enne, è partito direzione Australia. «Eravamo in tre, io, la mia ex ragazza e un amico con poco più di 900 euro in tasca. Il viaggio mi è costato un migliaio di euro, solo andata per Sidney. Ho ammortizzato quasi subito la prima sistemazione in ostello lavorando gratuitamente in cambio del posto letto (quella che chiamano free accomodation)».
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Perché l'Australia?
«Ci ero stato in vacanza. Studiavo Infermieristica: sono rimasto colpito dalla facilità con cui è possibile trovare un lavoro e al contempo viaggiare. Volevo laurearmi e partire, purtroppo grossi problemi familiari me lo impedirono e solo ora ho potuto realizzare il mio sogno».
Che lavori hai svolto?
«Tanti e dei più svariati, dalle pulizie ai cantieri edili. Dopo una piccola parentesi italiana per il famoso concorso da infermiere di Modena, in cui sono rimasto escluso alla seconda prova per poco più di tre punti, sono tornato a Brisbane ancora in un cantiere. Poi ho raccolto le arance, ho fatto il facchino per una ditta di noci. A fine novembre ho lavorato in una chicken (polli, ndr) farm, poi anche nelle paludi, trovandomi immerso nella melma e facendo incontri poco piacevoli con serpenti velenosi».
Quali le differenza tra Australia e Italia?
«Tantissime. Ci sono opportunità, i giovani che decidono di non studiare trovano facilmente lavori ben pagati e possono cominciare una propria vita. È un Paese aperto all’immigrazione (se il tuo inglese non è buono gli uffici governativi ti mettono a disposizione un mediatore culturale), più in generale alle diversità, ad esempio è tollerato e rispettato vedere due donne o due uomini camminare mano nella mano. Non conta da dove vieni e quale sia la tua religione ma che persona sei. In Italia ogni giorno è una battaglia: ci si arranca verso un lavoro che forse non ti porterà a fine mese. Ho tanti amici di diverse età che purtroppo si trovano in questa situazione. Poi da noi c’è chiusura mentale, in Australia l’integrazione è una realtà. È un posto selvaggio che può anche ucciderti, dove spesso prendere sotto gamba qualcosa, come fare benzina, può fare la differenza tra una bella gita fuori porta o un incubo nel mezzo del nulla. Mai sottovalutare l’Australia, specie i corsi d’acqua: come dicono là “i coccodrilli amano i backpackers” (i giovani viaggiatori armati di zaino, ndr)».
Dopo una breve parentesi in Asia, Davide è rientrato in Italia: «Ma l’Australia resterà per sempre nel mio cuore».
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