«Il Cubo mettetelo in area industriale: anche a San Cesario»
SAN CESARIO. E se il "cubo" si costruisse a San Cesario, salvando così capra e cavoli, cioè i posti di lavoro dei dipendenti e i vincoli storico/ambientali presenti in territorio di Valsamoggia? È...
SAN CESARIO. E se il "cubo" si costruisse a San Cesario, salvando così capra e cavoli, cioè i posti di lavoro dei dipendenti e i vincoli storico/ambientali presenti in territorio di Valsamoggia?
È questa la proposta arrivata nei giorni scorsi dai consiglieri di “Nuovo San Cesario” Sabina Piccinini e Fabio Montaguti, i quali hanno lanciato una loro idea per risolvere i problemi di sicurezza, di salvaguardia dell’antico mulino e di pesantissimo impatto paesaggistico che la costruzione del maxi deposito di materiali plastici (già ribattezzato “cubo”) della ditta Ilpa di Bazzano sta incontrando nel comune di Valsamoggia, tra comitati di opposizione al progetto e Sovrintendenza.
«Se, fra esposti e ricorsi - dicono Piccinini e Montaguti - il grande cubo non venisse costruito in territorio di Bazzano, la ditta Ilpa consideri la possibilità di trasferirsi a San Cesario presso la zona industriale della Graziosa. Non vogliamo neppure pensare che, in un momento come questo, solo perché non potrebbe costruire il suo avveniristico magazzino a Bazzano, la proprietà possa chiudere e trasferirsi in un’altra provincia, lasciando a casa oltre 500 dipendenti. Non è proprio possibile costruire un nuovo stabilimento in una zona industriale limitrofa, senza vincoli e tutele, evitando così per centinaia di persone il dramma della disoccupazione? Alla Graziosa, fra un capannone e l’altro, il “pugno in un occhio” del cubo non sarebbe un problema, la ditta non è insalubre e potrebbe beneficiare di spazi, servizi e di una viabilità certamente migliori di quelli della campagna bazzanese. La nostra zona industriale è ben servita dalla tangenziale di Castelfranco e prossima al futuro casello autostradale della Muffa, è previsto inoltre che venga collegata al casello di Modena Sud attraverso la realizzazione di un nuovo ponte sul Panaro».
I consiglieri poi continuano: «L’impatto paesaggistico del cubo sulla campagna bazzanese è innegabile ed inaccettabile. Se la ditta se ne andrà dal nostro territorio, la responsabilità non è certo di chi ha presentato i suoi legittimi ricorsi e di chi li ha accolti. Le soluzioni ci sono. Se a Bazzano vi sono stati problemi, altrove l’impresa potrebbe divenire una presenza importante, apportando innegabili benefici al territorio e, chissà, forse, in un’altra cornice, il cubo potrebbe non essere poi così impattante. Gli amministratori locali, piuttosto che agitare lo spettro della disoccupazione contro Soprintendenza e Comitati, si attivino presso la proprietà per evitare il trasferimento della produzione». (m.ped.)
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