Gli affreschi di Cappelli nascosti dai... vestiti
Cinque pitture murali dell’artista modenese di fine Ottocento occultati da pannelli luminosi pubblicitari: «Intervengano Comune e Soprintendenza»
Di opere d’arte nemmeno l'ombra. Abbigliamento, solo abbigliamento nei Magazzini Mango, la cui sede è nel prestigioso palazzo tra la centrale via Emilia e corso Canalgrande. I cinque affreschi che Evaristo Cappelli (Formigine 1868 - Modena 1951) ha realizzato nei primi decenni del secolo scorso sono stati sottratti allo sguardo dei possibili visitatori che ogni giorno affollano lo storico edificio ottocentesco del centro storico, di proprietà di Bper Banca.
A coprirli totalmente, sono pannelli luminosi con le immagini di abbigliamento maschile indossato da giovani che non fanno trasparire nulla di ciò che di arte i muri celano. Soltanto i nomi sotto ogni struttura verticale della parete centrale dello scalone che porta dal pianterreno al primo piano possono fare pensare che si tratti di pitture murali che, fino a qualche anno fa, erano chiaramente visibili al pubblico. E quelli che hanno potuto ammirale ricordano alle due estremità il Panaro (a sinistra) e il Secchia, i due fiumi modenesi di cui l'artista traccia percorsi, anche ideali, verso il Po. La città di Modena occupa la centralità dell’intero progetto che acquista, nell'insieme, godibili aspetti scenografici. Le sono vicini l’Alpe che dialoga con gli Appennini, e il Piano che offre la rappresentazione di una vasta pianura che trova sbocchi nell'Appennino verso nord. Una raffigurazione piacevole legata a Modena e a certi suoi segni distintivi, ai quali l’artista ha dato definizione formale, cercando rapporti di compenetrazione con la realtà dei luoghi. E proprio Paolo Ballestrazzi, nota figura di medico e di politico che, con l'editore Piero Guerzoni, ci ha segnalato “l'occultamento” delle opere, ha memoria della bellezza delle opere, inserite in cornici liberty (tuttora esistenti), quando ragazzino si recava nel palazzo, già sede della Banca Popolare, dove lavorava suo padre. «La precedente gestione dell'immobile da parte di Upim - sostiene anche Guerzoni - era stata rispettosa di questi dipinti. Chiediamo a Comune e Soprintendenza che vengano restituiti alla visibilità del pubblico».
In verità il palazzo è stato occupato nel tempo anche da altre aziende commerciali, come Croff, Habitat, Benetton e Universo Sport. E occorre dire che solo da qualche tempo i dipinti sono stati sottoposti ad una operazione di non visibilità pubblica. Un vero peccato, in quanto l’artefice delle opere non è un artista di poco conto. Infatti Cappelli è apprezzato autore anche di altri affreschi: “L'Allegoria della Primavera” nella volta dell'atrio di Palazzo Fantini, in corso Vittorio Emanuele II. Inoltre i soggetti religiosi nel catino abisdale e nella cupola della chiesa di S. Celestino a Castelnuovo, i decori interni di due ville tra S. Damaso e Collegara. Resta il bozzetto “Flora rapita da Zefiro” degli affreschi del 1910 nella Villa Carbonieri a Magreta. Solida la formazione all'Accademia di Modena, per l'insegnamento di Antonio Simonazzi. Il gusto liberty domina nei suoi ritratti, ma non mancano in altre opere (Mietitori presso il Museo Civico) influenze divisioniste. Il paesaggio è concepito spesso in una dimensione post-impressionista. Da segnalare l'attività di illustratore per il volume “Modena di una volta” di Arturo Rabetti, edito nel 1936 da Formiggini, e le collorazioni con riviste satiriche (Il Duca Borso, Carnevale).
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