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Maranello, la rabbia dei familiari di Mauro: «L’hanno ucciso in ospedale»

Maranello, la rabbia dei familiari di Mauro: «L’hanno ucciso in ospedale»

Maranello. Sconforto dopo il decesso in seguito ad un’operazione chirurgica alla spalla fratturata La moglie si è rivolta ad un legale per nominare un perito di parte in vista degli esami autoptici

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MARANELLO. Si dovranno attendere gli esami autoptici sulla salma per conoscere le cause della morte di Mauro Casolari, imprenditore di 41 anni e presidente del Motoclub di Maranello. Soltanto gli accertamenti scientifici potranno dire se l’improvviso decesso - avvenuto sabato notte nella sua abitazione - sia collegabile all’operazione alla spalla fratturata che aveva subìto appena due giorni prima. I familiari si sono chiusi nel silenzio e come dar loro torto di fronte ad una tragedia che ha strappato alla vita un marito gioviale e un padre amorevole? Ma intanto si sono rivolti ad un legale per seguire con attenzione, attraverso un perito di parte, gli accertamenti che dovranno essere eseguiti all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico come ha disposto la procura di Modena, che ha aperto un fascicolo d’inchiesta in cui, a ora, non risulta iscritto nessun indagato. Eventuali avvisi di garanzia potranno arrivare se i riscontri autoptici dovessero confermare una correlazione tra le dimissioni dall’ospedale e la successiva scomparsa.

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La famiglia, però, un’idea se l’è fatta e punta il dito contro la gestione sanitaria dell’intera vicenda tanto da arrivare a sostenere che “sia stato ammazzato in ospedale”. Perché il 41enne imprenditore - insieme ad un socio era a titolare dell’officina “Scarabelli Due” di Maranello dove ha sede, tra l’altro, anche il Motoclub locale - ha vissuto le ultime settimane in modo piuttosto travagliato.

Due domeniche fa, infatti, era stato coinvolto in un incidente stradale nel Cremonese. Era in moto, Mauro, la sua passione. Un’amore vero, che condivideva con tanti amici e che di fatto si era trasformato anche nel suo lavoro di meccanico in officina. Una gita sulle due ruote era però terminata in ospedale a causa di una clavicola con una frattura scomposta. Per evitare problemi più gravi i medici lombardi lo avevano anche sottoposto ad una Tac per poi dimetterlo e indirizzarlo al medico curante.

Ma dopo giorni di dolore, il 41enne è andato sì dal suo dottore di famiglia, che vista la situazione lo ha mandato al pronto soccorso dell’ospedale di Sassuolo. E lì - sostengono i familiari - è iniziato il calvario. La frattura scomposta della spalla si era accentuata, richiedendo un intervento chirurgico per ridurre il problema. Un’operazione di routine, slittata in avanti di alcuni giorni per alcune emergenze improvvise. Si arriva così a giovedì quando Mauro Casolari entra nella struttura sassolese, viene operato e tenuto in osservazione per la notte. Venerdì mattina ecco la lettera di dimissioni ed il ritorno a casa con una prognosi piuttosto lunga. Passano neppure 36 ore e l’imprenditore è stroncato da un malore sul divano. E su questo la famiglia chiede di fare chiarezza: c’è stata qualche negligenza medica? Solo l’autopsia potrà chiarirlo.

Francesco Dondi

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