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Marullo saluta il Frignano e lascia una municipale 2.0

di Daniele Montanari
Marullo saluta il Frignano e lascia una municipale 2.0

Pavullo. Il comandante andrà a Riccione: «Ringrazio anche chi mi ha tradito Orgoglioso del lavoro, le competenze sono cresciute e siamo vicini ai cittadini»

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PAVULLO. È stato il giorno del congedo ufficiale per il comandante che ha fatto nascere il Corpo unico di polizia municipale del Frignano. Come anticipato dalla Gazzetta nei giorni scorsi, dopo sei anni Pierpaolo Marullo lascia per andare a Riccione e assumere dal 1 aprile la guida del nascente intercorpo che raggrupperà anche Coriano, Cattolica e Misano: 200 agenti in tutto. Ma prima della partenza, c’è stato il momento di incontro con gli agenti, i dipendenti dell’Unione, l’assessore alla sicurezza Stefano Muzzarelli eil presidente Romano Canovi, che gli ha consegnato in ricordo il crest ligneo con l’effige metallica del Corpo unico. «Sarà la prima cosa che appenderò nel nuovo ufficio», ha garantito.

Comandante, dispiace partire?

«Certo, quando passi un periodo della tua vita con delle persone, e gli agenti per me sono prima di tutto questo, si lascia sempre un pezzetto di cuore in un posto».

Che esperienza ha avuto con gli agenti?

«Importante, e ringrazio tutti: quelli con cui da subito ho avuto un buon dialogo ma anche quelli che mi hanno ostacolato e tradito mettendomi a disagio in certi momenti, perché comunque anche questo serve a far crescere le persone».

Più i problemi o le soddisfazioni?

«Ah beh, le soddisfazioni senza dubbio, perché abbiamo fatto tante cose e innovato, facendoci conoscere. Penso all’app Pronto polizia locale che abbiamo inventato noi e che si è diffusa in tutta la regione, ma anche all’approdo su Facebook, Twitter e, primi in Italia, Instagram, con cui siamo diventati sempre più vicini ai cittadini. Un comandante può essere bravissimo, ma non è nulla se non trova le persone con cui condividere i progetti, e io qui le ho trovate».

Che cos’ha portato il Corpo unico nel Frignano?

«Una razionalizzazione e un’implementazione dei servizi. Nel 2009 c’erano dieci modalità operative diverse, adesso lo standard è unico. C’è un solo ufficio verbali per tutti, che ha liberato agenti. In pochi sapevano rilevare l’infortunistica all’inizio, adesso ogni pattuglia sa farlo. Così come ogni pattuglia ora è formata per intervenire nell’emergenza con un defibrillatore, ne abbiamo sette. Essere polizia di prossimità vuol dire anche questo. Poi è chiaro che tutto è perfettibile, io ho cercato di dare il mio contributo».

Che cosa raccomanda al suo successore?

«Uno di solito dice: continuare sulla strada tracciata. E invece no: chi viene deve essere autonomo, guardare a quello che è stato fatto di buono ma poi tracciare la sua rotta, che può non essere la mia. I cambiamenti servono a rimettersi in gioco, e così è anche per me».

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