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Meningite, la bambina delle Rodari di Modena non ce l’ha fatta

di Stefano Totaro
Meningite, la bambina delle Rodari di Modena non ce l’ha fatta

L’alunna di dieci anni delle Rodari ha lottato per otto giorni, poi ieri pomeriggio è sopraggiunta la morte cerebrale

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MODENA. Dieci anni. Un fiore reciso irrimediabilmente. Quel male silenzioso, subdolo, che si è insinuato senza avvisaglie, senza un perché se non per un terribile gioco del destino, non ha risparmiato questa piccola bambina. In otto giorni, da quando si è manifestato esplodendo in tutta la sua cattiveria, ha distrutto ogni difesa della piccola, che è entrata in coma e non è più tornata indietro. Meningite da meningococco, la forma batterica , quella pericolosa e a volte, come in questo caso, letale.

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Da otto giorni, da quel martedì mattina in cui si rivolse alla maestra della sua scuola, la Rodari di via Magenta, durante la lezione, dicendo di non stare bene, dicendo che sentiva nausea, che aveva la testa pesante e la febbre forte, la bimba era sdraiata su un lettino del Policlinico, al secondo piano, in terapia intensiva. Accanto a lei, in visita durante gli spazi concessi dai medici, o comunque sempre nella piccola stanzetta attigua all’ingresso del reparto, i familiari: la mamma, il papà, la zia e amiche della madre, parenti. Non l’hanno mai lasciata sola, sempre con lei sia fisicamente che nella preghiera.

Sapevano che la loro bimba era grave e per questo si affidavano alla preghiera e alla speranza. «A scuola si erano subito preoccupati - ebbero a raccontare nei giorni dopo il ricovero - e avevano chiamato subito l’ambulanza perchè la bimba aveva la febbre che non si abbassava e vomitava. Al pronto soccorso i medici hanno valutato bene: un medico in particolare si era accorto che nostra figlia aveva un male agli arti inferiori che si spostava, andava e veniva. Il sospetto e poi i test hanno portato a rilevare che si trattasse di meningite, quella più pericolosa».

Per i medici il caso era da subito grave, anzi gravissimo. Giorno dopo giorno si sperava in un qualche miglioramento provocato dalle cure, dai macchinari, dal giovane fisico della malata. Poi ieri, dopo otto giorni, non c’è stata più nessuna risposta. La bimba, sempre in coma, non rispondeva più ad alcun stimolo. E così è scattata la procedura delle sei ore, quel lasso di tempo necessario all’équipe medica per l’accertamento di morte cerebrale. Il responso, ineluttabile, è arrivato in prima serata.

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