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Omicidio di Tiziana Olivieri: confermati i 20 anni all'ex Forte

di Carlo Gregori
Omicidio di Tiziana Olivieri: confermati i 20 anni all'ex Forte

Uccise in modo atroce la convivente di Marzaglia: condanna ribadita dalla Suprema Corte. La mamma di Tiziana: «Spero che lo tormentino i rimorsi»

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MODENA Confermati vent’anni di carcere a Ivan Forte. È la stessa pena già inflitta in primo grado al termine del processo con rito abbreviato a Reggio e confermata dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna il 25 novembre 2014. Si mette così una pietra definitiva sul caso dell’omicidio di Tiziana Olivieri, Titti, la donna di Marzaglia che abitava a Fontana di Rubiera con il piccolo figlio e il compagno Ivan Forte. E proprio Forte ieri ha giocato la sua ultima carta cercando in Cassazione qualche motivo che attenuasse la pena o rimettesse in gioco la sentenza d’appello per l’omicidio compiuto il 19 aprile 2012. Ma la Suprema Corte non ha accolto i quattro motivi della sua istanza, presentati dal suo difensore (avvocato Pagliaro) e in serata ha ribadito la condanna in secondo grado.

Soddisfazione per i familiari, parte civile assistita dagli avvocato Barbara Tassi e Valentina Pellegrini. «Era il miglior risultato che potessimo ottenere - spiega l’avvocato Tassi - tutti i nostri argomenti sono stati accolti. Finalmente giustizia è fatta».

«La Cassazione non ha accolto le richieste dell’imputato - aggiunge Alessandro Olivieri, fratello di Titti commentando la sentenza - giustizia è fatta, certo, siamo soddisfatti ma solo di quanto hanno fatto i nostri legali. Ma non siamo certo soddisfatti della giustizia. È stata una vergogna, soprattutto il momento in cui lo hanno liberato per un errore». Alessandro ora è concentrato sul figlio di Titti che sta crescendo come fosse un padre. Il bambino ha 5 anni, presto inizierà a fare domande su cosa è accaduto.

«Dobbiamo vivere tranquillamente - aggiunge il fratello della 40enne barbaramente uccisa - vogliamo dimenticare. Lui è stato condannato. Ha fatto tre anni di carcere. Gliene restano 17. Certo, metterà in moto la macchina degli sconti di pena eccetera, ma noi non vogliamo più sapere nulla di lui. Per noi la questione è definitivamente chiusa qui, oggi», aggiunge Alessandro mentre con la madre sta partendo da Roma appena appresa la sentenza.

«Sì, speriamo che sia finita qui - spiega mamma Rosella commossa - non ne possiamo più. Ogni volta torna tutto a galla, è terribile. Ha provato di tutto, anche la Cassazione. Ora basta. Non può fare più niente. Per noi oggi è stata fatta definitivamente giustizia anche se questo non ci ridarà mia figlia e c’è un bambino senza madre che vorrà sapere. Non ci ridarà serenità, ma ne abbiamo tanto bisogno. Speriamo nelle cose belle perché siamo stanchi, sfiniti da questa vicenda. Lui? Non vogliamo sapere niente. Spero solo che lo tormentino i rimorsi».

Ancora una volta, la difesa di Forte ieri ha giocato la carta psichiatrica: come in Appello, anche in Cassazione la difesa ha provato a ottenere una perizia che dimostrasse il suo parziale vizio di mente al momento del delitto. Niente da fare. Niente neppure per l’attenuante della provocazione, argomento basato sul litigio precedente all’omicidio tra lui e Titti. Niente per la ricerca di attenuanti generiche. Niente infine per un ricalcolo della quantificazione della pena che pure già gode dello sconto di un terzo fin dal primo grado, dal momento che il processo era stato celebrato con rito abbreviato. Forte resta quindi l’autore dell’assassinio di Tiziana. La strangolò dopo una lite quando i loro rapporti erano già a pezzi, poi inscenò un incendio che avrebbe dovuto coprire l’omicidio. Mentre la casa andava a fuoco uscì fingendosi disperato con il bambino in mano. Ma ai carabinieri è bastato poco per scoprire la messinscena. L’autopsia ha confermato l’omicidio.

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