Sant'Eufemia, viaggio nel “Condominio dei disperati” di Modena
L’occupazione è l’ultima spiaggia per sfrattati e licenziati. L’acqua e luce ci sono, il letto pure: "ma questa non può dirsi casa".
MODENA «Facevo il tecnico meccanico in un'azienda concessionaria di Modena, sono finito in cassa integrazione, poi l'azienda è fallita nel 2012 e mi sono ritrovato senza lavoro».
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Incontriamo Riadh, 47 anni, tunisino con cittadinanza italiana, nel cortile interno della ex caserma Sant'Eufemia, è uno degli occupanti che da alcuni giorni hanno preso possesso dello stabile del Demanio a poche centinaia di metri dal Comune di Modena. Uno stabile che piano piano sta cambiando volto e da rudere cerca di trasformarsi - se così si può dire - in alloggi per famiglie senza tetto.
«Sono separato, ho due figli e sono qui da solo. - prosegue Riadh - Abitavo a Modena Est e ho ancora la residenza nella casa da cui sono stato sfrattato. Sono entrato in contatto con i ragazzi dello sportello sociale LaRage da alcuni mesi, speriamo che si trovi una soluzione».
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POLITICHE ABITATIVE. «La soluzione sarebbe avere politiche abitative adeguate - gli fanno eco i ragazzi dello sportello LaRage che ha appoggiato l'occupazione di sabato scorso - La nostra intenzione non è certo quella di sostituirci alla politica che si dovrebbe occupare di questo. Sappiamo bene che le difficoltà non mancano: dal 2009, i fondi a livello nazionale per le politiche sociali si sono ridotti dell'80%. Però stiamo parlando di persone davvero invisibili agli occhi della società, e noi siamo qui per loro. Stupisce lo spirito di comunità che si crea in occasioni come questa: nel comune adattarsi al disagio, queste persone sono solidali tra loro, si organizzano per restare unite"»
Secondo i dati più recenti, il 5,5% degli alloggi modenesi sono vuoti o inutilizzati, per un totale di 5.600 unità a cui si accompagna il dato dei 2200 sfratti eseguiti nel 2014.
I NUMERI. Ad oggi, l'occupazione della ex caserma Sant'Eufemia conta 45 persone tra cui 15 minori, dai 2 ai 13 anni, 20 nuclei famigliari e sette persone singole, le principali nazionalità sono quella marocchina, ghanese, italiana. Alcuni di loro lavorano, lavoretti saltuari, nulla di stabile. Due ragazzi giocano a pallone, nel centro del cortile c'è un tavolo con qualche tazza e tante briciole, su cui qualche ora prima si è consumato il pasto. All'ingresso un divano, un passeggino vuoto e tante porte aperte che si affacciano sul cortile di questo vecchio stabile che gli occupanti stanno cercando di ripulire e rendere fruibile alle esigenze domestiche quotidiane. Al primo piano, ci sono alcuni materassi per terra nelle varie stanze in cui riusciamo ad entrare, qualche voce di bambino ai piani alti, passi veloci di gente che esce o arriva.
ITER DELLA DISPERAZIONE. Alloggi di emergenza, canoni concordati e poi la macchina, quando la si possiede, dove dormire la notte: questo è l'iter che di solito le persone che si rivolgono allo sportello LaRage compiono: «ogni settimana incontriamo 7, 8 facce nuove. Lo sfratto, la mancanza del lavoro, il divorzio, la disgregazione della famiglia sono le principali cause che portano queste persone a rivolgersi a noi» spiegano Piero, Stefano e Luca che raccontano che ieri mattina due responsabili della Cassa Depositi e Prestiti - lo stabile, abbandonato da tempo, è gestito da un apposito fondo della Cassa Depositi Prestiti che si occupa della sua vendita - hanno fatto visita all'ex caserma per informarsi della situazione, del numero degli occupanti, delle loro condizioni.
«Sono in fase di sfratto, presto non avrò più una casa e allora sono venuto qui».
Questa è la situazione di Kamal (nome di fantasia), che compare nel cortile con la sua bimba di dieci mesi nel passeggino, un'altra è in arrivo, sua moglie è incinta di cinque mesi.
«Io e mia moglie non sappiamo dove sbattere la testa. Io ho 46 anni, le 38, siamo in Italia da 15 anni, non abbiamo mai chiesto aiuto a nessuno. Io ho sempre lavorato come elettricista per diverse ditte di Modena ma con la crisi ho perso il lavoro. Ora sto qui e aspetto un tetto per me e la mia famiglia. Il clima che si è creato con le altre famiglie è buono, c'è molta collaborazione, ci aiutiamo a vicenda».
L’ACQUA C’È. L'acqua è stata attaccata, per cucinare ci si arrangia, dalla cittadinanza arrivano alcuni aiuti materiali, cibo, vestiti. «Chi volesse donare materassi e generi di prima necessità, alle famiglie farebbero comodo» dicono gli attivisti dello sportello LaRage che per il 2 aprile alle ore 14.30 hanno organizzato un corteo per il diritto alla casa con partenza da Largo Sant'Agostino.
«SOLUZIONE SBAGLIATA.» «Il problema abitativo non si risolve con l'occupazione, che è un atto illegale - commenta l'assessore alle politiche sociali Giuliana Urbelli - Da parte nostra c'è ampia disponibilità a valutare le situazioni specifiche dei soggetti occupanti per dare risposte concrete, nell'ambito del rispetto delle regole e come è stato fatto per l'occupazione di via Bonacorsa, valuteremo caso per caso».
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