Studi e sperimentazioni: Ramazzini in prima fila
Il Comitato Etico dell’Ausl dà l’ok a progetti i cui risultati saranno pubblicati su riviste internazionali. Il primario Fabrizio Artioli: «Così progressi nelle cure»
Via libera del Comitato Etico dell’Ausl a due studi-sperimentazioni su malati di tumore in cura nel reparto di Oncologia del Ramazzini di Carpi. Si tratta di uno studio “osservazionale” e di una sperimentazione di un nuovo farmaco anti tumorale.
Il reparto diretto dal dott. Fabrizio Artioli si conferma dunque come uno dei centri rilevanti in ambito oncologico. «I risultati degli studi clinici - spiega il dott. Artioli - saranno poi pubblicati su riviste scientifiche di livello internazionali. Grazie a queste attività cliniche la medicina oncologica può fare importanti progressi». Importante sottolineare che i pazienti a cui è stato chiesto di far parte del progetto, hanno dato il loro consenso, perfettamente informati di ciò a cui andranno incontro. Lo studio, sottolinea l’Ausl, è assolutamente “no profit”: i pazienti insomma non riceveranno denaro per sottoporsi a questi programmi.
Per quanto riguarda lo “studio osservazionale” l’Ausl spiega che ha l’obiettivo primario di “valutare l’incidenza delle metastasi polmonari nei pazienti affetti da carcinoma alla prostata resistente alla castrazione”. Il progetto si concluderà a fine anno, ma prenderà in esame dati clinici dei pazienti fino a 10 anni prima dell’inizio dello studio. Il programma prevede la partecipazione di altre unità operative di Oncologia di primari ospedali a livello nazionale. «Sono studi clinici - commenta il dott. Artioli - molto rigorosi in ogni fase». Lo studio, come detto, non prevede esami strumentali aggiuntivi, ma, afferma l’Ausl, “se questo dovesse accadere, tali prestazioni dovranno essere individuate e tracciate, e comunque nessun onere per la conduzione e la gestione dello studio potrà gravare sui pazienti».
Per quanto riguarda il nuovo farmaco da sperimentare, i malati a cui proporre il progetto sono stati individuati in base a criteri scientifici relativi allo stadio della malattia e ad altri parametri fisiologici. A volte capita che siano anche gli stessi malati a chiedere ai medici di aderire a sperimentazioni. «Quando la condizione del paziente lo consente - conclude il primario - siamo noi a indicargli la struttura ospedaliera sul territorio nazionale dove si stanno sperimentando cure che potrebbero essere utili alla suo caso».
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