Caser, il crac milionario dei palazzi fantasma in tutta la provincia
In tanti hanno comprato una casa mai costruita a causa del fallimento della maxicoop. E in quelle abitate a Castelfranco, Casinalbo e Spilamberto i problemi sono gravi: infiltrazioni e cedimenti strutturali
Case comprate ma mai costruite. Condomini fatiscenti o senza la dovuta manutenzione. Da Casinalbo a Modena, Castelfranco, Spilamberto, Savignano, queste sono le situazioni che vivono gli inquilini modenesi della maxicooperativa Caser, che ora rischiano anche di perdere la casa a causa della situazione finanziaria in cui versa la cooperativa, che si trova in liquidazione.
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Sempre che nella propria casa ci siano mai potuti entrare: «Noi è dal 2012 che abbiamo versato un anticipo per l’acquisto della nostra casa, ma i lavori non sono mai terminati», raccontano Marco Quartieri e Gioacchino Battaglia. I due hanno comprato casa a Spilamberto, in un palazzo di nuova costruzione in via Capitini; questo, però, non è mai stato completato. «Già a quel tempo i lavori erano quasi ultimati, mancavano sei mesi per finirla», dice Quartieri. I due giovani hanno versato un totale di 100mila euro. Soldi, questi, che sarebbero dovuti essere rimborsati da contributi regionali per le famiglie giovani. Finché l’immobile è incompleto, però, i contributi non possono essere erogati: «Abbiamo cercato di ottenere incontri in Regione, ma ci sono sempre stati negati - racconta Quartieri - e in Comune hanno detto che possono fare poco, anche se in area peep».
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«È una questione delicata - spiega il vicesindaco Salvatore Francioso - per ora teniamo monitorata la vicenda in attesa di sapere come si muoverà il liquidatore». Diversa è la situazione al condominio Mimosa di via Turati a Castelfranco. Qui i soci Caser vivono nei propri appartamenti, ma la situazione non è certo delle migliori: «Noi continuiamo a pagare il nostro canone, ma non ci sono soldi per fare le manutenzioni, perché il fondo destinato è sparito, qualcosa come 360mila euro», dicono gli inquilini a proprietà indivisa. E questo a fronte di lavori di manutenzione urgenti: «Il tetto ha delle perdite e sarà da rifare». «Noi siamo entrati otto anni fa - dice una coppia - e c’erano già le crepe dell’umidità nei muri. Le infiltrazioni d’acqua hanno persino creato dei buchi sul terrazzo, e quando piove forte abbiamo l’acqua in casa».
Un altro inquilino, per colpa delle infiltrazioni, si ritrova con crepe e rigonfiamenti nel pavimento, che gli impediscono persino di chiudere le porte. Qualcuno ha dovuto pagarsi da solo la caldaia. Gli inquilini hanno chiesto più volte l’intervento dell’amministrazione di Castelfranco, per essere almeno tutelati nel diritto di abitare in casa propria.
Il sindaco Reggianini risponde così: «Sono impegnato a salvaguardare il titolo di questi cittadini ad abitare negli alloggi, diritto che non è in discussione». Il sindaco ha anche promesso un incontro tra gli inquilini e l’assessore regionale alle Politiche abitative, che, però, non si è ancora realizzato. Anche a Casinalbo, in via Pietro Nenni, gli inquilini Caser devono lottare non solo per il diritto alla casa, ma anche per la sua effettiva manutenzione.
Infiltrazioni d’acqua corrono lungo i muri esterni del palazzo, ed il terreno di diversi giardinetti sta sprofondando, segno di un cedimento delle strutture sottostanti. «Proprio recentemente ci si è rotto un altro tubo», dicono. Per non parlare dell’assenza di ascensore o rampe, nonostante la presenza di inquilini disabili. Tutti interventi di cui Caser si sarebbe dovuta occupare a tempo debito, e che ora gravano sulle spalle dei soci.
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