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Malore in camion: muore Gli era già bruciata la casa

Malore in camion: muore Gli era già bruciata la casa

Finale. L’imprenditore Massimo Pritoni ha perso il controllo ed è finito nel fosso A metà febbraio un’esplosione gli aveva devastato l’abitazione e il capannone

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FINALE. Era stato nel magazzino, andato in fiamme a metà febbraio, per recuperare alcuni attrezzi, necessari al suo lavoro di artigiano. È risalito nel camioncino che utilizza per gli spostamenti di lavoro ed è ripartito, con direzione Finale. Ma qualche centinaia di metri dopo, la sua vita è stata stroncata da un malore mentre si trovava alla guida del mezzo. È morto così, poco distante dal suo quartier generale che tante soddisfazioni gli aveva dato in passato e tanti dispiacere gli aveva riservato negli ultimi mesi, Massimo Pritoni, imprenditore di 55 anni.

Sono da poco passate le 9 quando arriva la chiamata di allerta alla macchina dei soccorsi. Un testimone - poco distante da via Gnoli stanno infatti operando alcuni trattoristi - nota un camioncino perdere di aderenza sulla strada ghiaiata e adagiarsi, pochi metri dopo, nel fossato che costeggia la carreggiata. Sul posto arriva subito la pattuglia della polizia municipale con il comandante Fabio Ferioli e l’assistente scelto Emanuele Battaglioli. Intuiscono che qualcosa non va: il conducente non si muove, è riverso sul sedile e sulla strada bianca non ci sono segni evidenti di tentativi di una frenata disperata, necessaria a raddrizzare il furgone. La portiera non si apre perché sciacciata contro il terreno e allora diventa indispensabile allertare una squadra dei vigili del fuoco di San Felice mentre si attiva anche la macchina del 118. Passano pochi minuti e in via Gnoli, una strada poco battuta che corre nelle campagne della Selvabella, arriva un’ambulanza del 118 di Finale e l’automedica di Mirandola. Nel frattempo i pompieri di San Felice aiutano ad estrarre dalle lamiere Massimo Pritoni, ma i tentativi di rianimarlo risultano vani. Quando sono le 10 ambulanze e vigili del fuoco se ne vanno: per l’imprenditore non c’è più nulla da fare. La polizia municipale invece resta ancora diverso tempo per espletare tutte le procedure di legge e assistere alle operazioni di recupero della salma. È stato aperto un fascicolo conoscitivo, ma anche i sanitari hanno pressoché certificato le cause del decesso: un malore e non l’impatto contro il terrapieno del fossato.

Gli ultimi mesi sono stati piuttosto tribolati per Pritoni. Viveva da solo in via Gnoli dove, accanto alla sua abitazione, aveva anche realizzato un piccolo laboratorio dove stoccare il materiale edile per i suoi lavori di artigiano. Ma a metà febbraio un incidente distrugge la sua proprietà: l’esplosione di una bombola - accerteranno le indagini dei vigili del fuoco, intervenuti con cinque mezzi di soccorso - provoca un devastante incendio. Le fiamme si sprigionano dal magazzino e in pochi istanti si estendono a tutta la proprietà, facendo crollare il tetto e costringendo il proprietario a cercare una sistemazione alternativa perché la casa viene classificata inagibile. Inizia l’iter del progetto, ma il 55enne continua a recarsi in via Gnoli praticamente ogni giorno per recuperare l’attrezzatura che gli serve per il lavoro. Lo aveva fatto anche ieri mattina quando un malore letale lo ha colpito.

Francesco Dondi

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