Nomine ad Amo, il Pd dice «no» a Cottafavi
L’ex assessore è l’uomo del sindaco: scontro tra Muzzarelli e Bortolamasi, critico anche Trande per la scelta del sostituto di Maurizio Maletti alla mobilità
Fino alle 13 di ieri era possibile presentare proposte di candidatura o autocandidatura per la nomina dell’amministratore unico di Amo, l’Agenzia per la mobilità e il trasporto pubblico locale di Modena spa, carica oggi occupata da Maurizio Maletti.
Quali i nomi? Due, a quanto è rimbalzato ieri soprattutto in casa Pd: Lorenzo Carapellese, urbanista, candidato dalla Fiab, la Federazione Italiana Amici delle Biciclette, e appoggiato da diversi consiglieri di opposizione, e Ennio Cottafavi, voluto dal sindaco Muzzarelli. Ed è su quest’ultimo nome che nelle ultime 48 ore è scoppiato il finimondo in casa Pd. Il nome di Cottafavi, ex assessore, ex consigliere provinciale, ex presidente del consiglio comunale, non è andato giù al segretario cittadino Andrea Bortolamasi e al capogruppo Pd Paolo Trande. Ma non solo a loro. Dentro ai democratici questo nome non ha praticamente trovato nessun tipo di appoggio solido e concreto, tanto da spingere alcuni rappresentanti Pd a dirlo chiaramente al sindaco.
E Muzzarelli non ha proprio gradito, anzi. Ma non c’è nulla di nuovo. Si tratta dell’ennesima forzatura di Muzzarelli - non si dimentichi la nomina di Vanni Bulgarelli a Seta - che sconfessa, di fatto, uno dei suoi slogan più ripetuti, il famoso “tavolo sgombero”, la famosa discontinuità, il famoso nuovo che avanza.
Il problema non è Cottafavi per il Pd, il problema è Muzzarelli che per l’ennesima volta ha deciso una nomina senza la minima consultazione e condivisione. Questo esce dai Democratici in una giornata dove il consiglio comunale è stato marginale rispetto a questo aspetto, che è diventato motivo di scontro e di ennesima frizione. C’era stato un tentativo da parte del Pd per opporsi anche coi fatti a Cottafavi, ma non è andato in porto: era Paolo Silingardi , che però alla fine non ha accettato la candidatura per motivi di lavoro.
Ora cosa succederà? la parola spetta ai sindaci della provincia e alla Provincia stessa, dove però si sa bene chi comanda. Se da lì dovesse uscire una sfiducia a Cottafavi, allora il problema si riproporrebbe. Il candidato designato, qualora nominato dall’assemblea dei soci, che ne delibererà anche il compenso, resterà in carica per un periodo non superiore a tre esercizi e scadrà alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio.
Sulle nomine, come è stato fino ad oggi, sembra insomma che prevalga il caos sull’organizzazione. Un altro esempio arriva dai nomi che dovranno uscire per la Fondazione Cresci@mo: dire che si naviga a vista è un eufemismo.
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