«Sanità, l’Ausl boicotta i cittadini»
Movimenti civici e M5s: «Azienda assente agli incontri, il direttore se ne vada»
MIRANDOLA. «Il percorso partecipativo sulla situazione sanitaria dell’Area Nord era stato progettato diversamente nella prima proposta elaborata. Proposta che prevedeva un coinvolgimento dell’Ausl per fornire dati attendibili sui servizi attivi, in un confronto con i cittadini che sono i fruitori ultimi. La decisione quindi dell’Azienda di negarsi ad un tale confronto, in modo particolare con il suo direttore generale Annichiarico, ci ha fatto cadere le braccia. Ci auspichiamo che l’assessore regionale Venturi lo sollevi al più presto dall’incarico, perché la Ausl è un Ente pubblico e come tale pagato dai cittadini. È dunque inammissibile che lui si neghi proprio a loro». Sono parole dure quelle di Katia Motta di “Uniamoci-Unione Modena Civica”, intervenuta all’incontro di Medolla, e in cui si è fatto il punto della situazione sulla sanità dell’Area Nord, e nella fattispecie sull'Ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola, al termine della seconda fase di un percorso partecipativo che non ha dato i frutti sperati.
«I quattro incontri del percorso sono stati mal pubblicizzati dalle amministrazioni locali - riprende Simona Porcu, consigliere comunale con la lista civica “Finalmente San Prospero” - e dai sindaci che con il loro tacito assenso al Pal 2011-2013 non hanno fatto altro che depauperare la sanità della Bassa, a favore di altre strutture sanitarie come quelle di Modena e Baggiovara».
«Togliere risorse e personale ad un ospedale come quello di Mirandola, che serve un’area di 86mila abitanti, significa bastonare il pubblico a favore del privato. Perché si costringe il cittadino a dover pagare per avere un servizio o una visita specialistica, che nel pubblico, o gli sono stati tolti oppure hanno tempi di attesa lunghissimi», conclude Nicoletta Magnoni, consigliere comunale per il Movimento 5 Stelle a Cavezzo. (vale c.)
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