Gazzetta di Modena

Modena

Confindustria, il modello emiliano non si esporta

di Enrico Grazioli
Vincenzo Boccia
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Vincenzo Boccia

Per pochi voti, quasi una non sconfitta avrebbe detto Bersani, ma il “modello emiliano” non si è imposto in Confindustria

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MODENA. Per pochi voti, quasi una non sconfitta avrebbe detto Bersani, ma il “modello emiliano” non si è imposto in Confindustria: Alberto Vacchi, l’imprenditore del gioiello Ima, l’uomo che ad esempio ha unito le associazioni di Bologna, Modena e Ferrara si è dovuto arrendere.

Al campano Vincenzo Boccia sostenuto da una labirintica maggioranza che va dalle grandi società a controllo pubblico fino alle piccole e medie imprese che quando il gioco si fa duro continuano comunque a preferire chi si presenta come un mediatore con buone entrature nelle stanze di governo a chi ha fatto dell’innovazione la ragione e il percorso del suo successo. Per pochissimi voti, ma comunque l’Emilia ancora una volta, per quanto parziale e simbolica possa essere considerata la vicenda, deve rinchiudersi nei suoi ambiti territoriali: modello sì, quando si va a vedere qualsiasi statistica, ma non esportabile, difficile da replicarsi altrove e forse, prima ancora, da accettare. Qualcuno, nel mondo economico come in quello politico, prima o poi farebbe meglio a chiedersi perché.

Perché il sospetto è che la capacità di almeno discrete, se non buone, capacità di relazione con la controparte sindacale puzzi ancora di consociativismo e magari arrendevolezza. Idem forse per la coesistenza raramente conflittuale con le amministrazioni locali: vista non come tentativo di fare in qualche modo sistema, ma come il rinunciare a impostare un rapporto partendo da una presunta posizione di forza (per poi arrivare comunque a un compromesso o a una spartizione). Non che questo sentore non sia avvertito qua e là anche nella stessa Emilia, soprattutto da chi si sente escluso da questo abbraccio , in cui ad esempio il peso del mondo cooperativo continua a farsi sentire.

Ma fino a che le buone pratiche di concertazione e condivisione di qualche scenario futuro rimarranno una diversità (da confinare con diffidenza in un recinto pur virtuoso) il tempo della maturità non sarà compiuto. Né per chi non recide il cordone ombelicale della conservazione, né per chi vorrebbe farsi accettare in nome del cambiamento. E deve chiedersi, prima degli altri, perché ciò non avviene.

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