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«Sulle nomine volti nuovi e non “amici degli amici”»

di Davide Berti
«Sulle nomine volti nuovi e non “amici degli amici”»

Dal valzer delle poltrone negli enti, al tipo di strategia nel governo della città il capogruppo Pd analizza le tante questioni che stanno agitando il suo partito

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Sono ormai settimane che nel Pd sembra che la luna di miele tra il partito e il sindaco sia indiscutibilmente terminata. Difficile stare nel Pd, figuriamoci in un Pd dove il primo cittadino decide spesso superando a destra. Lo sanno bene il segretario cittadino Andrea Bortolamasi e il capogruppo Paolo Trande, che proprio con Gian Carlo Muzzarelli si sono scontrati anche sulle nomine degli ultimi giorni. Il capogruppo in consiglio Paolo Trande non fa drammi ma segna i confini del campo di gioco.

Trande, come si sta oggi nel Pd?

«Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie... Scherzo ovviamente».

Forse neanche troppo.

«Si sta “più larghi” del 2008, nel senso che siamo in meno. Si sta “più stretti” perché si sono ridotti gli spazi di ascolto, discussione e sintesi. È inutile negarlo, c'è disagio. È un disagio vecchio e nuovo. Non tutti i problemi vengono dalla gestione Renzi. Errori e omissioni sono anche precedenti».

Dicono che l’arrivo del ministro Boschi, venerdì sera al Baluardo, abbia provocato qualche mal di pancia: la sua pancia come sta?

«Non credo sia la Boschi ma il tema della iniziativa. Io ho già scritto che trovo politicamente molto poco comprensibile iniziare una campagna “pancia terra” con l’iter parlamentare non ultimato e con in mezzo il referendum sulle trivelle e le amministrative. Ci sono in mezzo almeno “sette mesi di Paese reale”. Noi parliamo di “check and balance”, di equilibrio tra “rappresentanza e governabilità”, ma abbiamo guerre alle porte, migrazioni bibliche in corso e fili spinati che si alzano, dati economici mondiali ed europei in arretramento con ricadute sulla nostra crescita, sui budget della Sanità, dell’Istruzione, per la povertà. Boh, secondo me molti cittadini diranno: ma di che cosa parlano questi?».

A proposito di ministri, lei sulla Guidi aveva già detto la sua idea pubblicamente.

«Proprio sulla Gazzetta il 23 febbraio 2014: la ministra Guidi era un conflitto di interessi vivente. Non doveva fare la ministra. Punto».

A proposito di quello che pensano i cittadini: a Modena si parla di nomine. Il tavolo sgombero di Muzzarelli non ha prodotto alcuna novità ma solo nomi già noti: Bulgarelli, forse Cottafavi. Su questo avete discusso animatamente.

«Sulla nomine più importanti, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Muzzarelli ha scelto prevalentemente nomi “non noti”, sorprendendo molti. No? Anche sulle altre non sono mancate le novità. La legge attribuisce al sindaco le nomine. Noi abbiamo, il Pd e non i Cinquestelle, introdotto regole per aprire, eliminare barriere e rendere trasparenti i percorsi. Io non amo il “nuovismo giovanilista” così come non amo quelli che dicono “ma ci vuole gente con tanta esperienza”. Ogni nomina deve vedere un equilibrio tra componente fiduciaria, condivisione degli indirizzi di mandato e competenza/esperienza. Il sindaco sa che il capogruppo e il gruppo del Pd non entrano nelle nomine ma certo non è un mistero che chiedono anche un certo tasso di rinnovamento aprendo anche a figure fuori dai tradizionali circoli politici, accademici o degli “amici degli amici”».

Il problema qual è, l’autorità del sindaco che sulle scelte politiche scavalca la maggioranza? Perché di questo si tratta.

«Io sono in consiglio comunale da quasi sette anni e non ho mai fatto tante riunioni di gruppo e di maggioranza. Certo, il sindaco di Modena è un uomo effettivo, tenace e determinato che non ama perdere molto tempo, che ama proporre, discutere e poi si va, tutti e lealmente. Io non conosco uomini tenaci, che puntano determinati agli obiettivi che non siano “difficili”. Poi, però alla fine vota il consiglio comunale. E il sindaco lo sa. Noi non svolgiamo un ruolo inerte. Lo abbiamo dimostrato in tante occasioni dai Comprensivi, al Sant’Agostino, al Bilancio. Delle volte si vede delle volte no. Posso dire, con un certo orgoglio, che il mio gruppo ha esperienza, competenza, freschezza, qualità e spesso incide».

Sarà, ma sul ripetitore di viale Schiocchi siete stati scavalcati. Non vi siete sentiti presi in giro?

«Sul merito della questione approfondiremo e discuteremo ma intanto chiamiamolo col suo nome “ripetitore per telefonini”. Comunque, dopo la eliminazione delle Circoscrizioni abbiamo cercato di dare una risposta di partecipazione con i Quartieri. Comunque sì, qualcosa non ha funzionato. Tra qualche mese faremo una verifica del regolamento Quartieri e discuteremo, ma nel frattempo l’esecutivo deve metterci un supplemento di attenzione nel coinvolgimento di Quartieri e cittadini».

Non pensa che una conduzione della città così autoritaria finisca per condizionare negativamente il Pd?

«Autoritario? No, direi forte. Per i modenesi il sindaco è grande parte della percezione del Pd. Le sorti del Pd sono molto più dipendenti dalle fortune del sindaco di quanto non sia il contrario. Ma lo spazio per il Pd c'è. Ci vuole radicamento, capacità di ascolto dei cittadini organizzati e non e autorevolezza. Ma questo Bortolamasi lo sa meglio di me».

I prossimi mesi saranno importanti per scelte delicate sul welfare: Muzzarelli vi farà “vedere la palla”?

«Non credo che l’esecutivo voglia questo anche perché sarebbe poco utile e non realizzabile vista la competenza del consiglio. Sono grandi cambiamenti che richiedono il concorso di tutti: esecutivo, gruppo, partito, sindacati, mondo economico e cittadini. Non ho dubbi, non sarà un “torello” con il consiglio o il gruppo in mezzo. La vera sfida sarà quella delle risorse. In tempi in cui non possiamo assumere personale, pensare di espandere, flessibilizzare e diminuire i costi per le famiglie dei servizi istruzione e sociali è un po’ temerario. Ma ci proveremo».

Di lei si dice che stia studiando per impegni futuri in politica più alti del capogruppo in consiglio, è vero?

«Io studio solo articoli medico-scientifici utili al mio lavoro e studio delibere e atti amministrativi. Questo riempie abbondantemente le 24 ore. Poi, la dico con Keynes, e vale sempre per la vita: “l'inevitabile non accade mai, l'inatteso sempre”».

@dvdberti

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