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Ceramica Badia: sciopero ma spunta nuovo compratore

Ceramica Badia: sciopero ma spunta nuovo compratore

FRASSINORO. Brutte e belle notizie insieme per i lavoratori della ceramica Terre della Badia di Frassinoro, dopo l'incontro di ieri fra la Cgil e la proprietà che fa capo all'imprenditore reggiano...

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FRASSINORO. Brutte e belle notizie insieme per i lavoratori della ceramica Terre della Badia di Frassinoro, dopo l'incontro di ieri fra la Cgil e la proprietà che fa capo all'imprenditore reggiano William Reverberi. Il brutto è che nel faccia a faccia tenutosi a Sassuolo, a cui ha partecipato lo stesso segretario provinciale Filctem/Cgil Roberto Righi insieme al referente territoriale Carlo Antonino, l'azienda ha detto di non avere nessuna intenzione di chiedere la cassa integrazione ordinaria, che ha un costo d'accesso. E questo rende tutto in salita il summit di venerdì in Provincia convocato proprio per prendere una decisione in merito. Il bello è che, dopo l'uscita di scena dell'imprenditore di Gombola, si è fatto avanti un nuovo acquirente. I suoi consulenti hanno fatto visita ieri mattina allo stabilimento di Frassinoro, accompagnati dallo stesso Reverberi, al primo ritorno in azienda dopo l'esplosione della crisi che sta mettendo a rischio 115 posti di lavoro, tra dipendenti, interinali e amministrativi di stanza a Fiorano. Non c'è stato però nessun contatto con gli operai in presidio, onde evitare tensioni. Adesso bisognerà capire quanto questo interesse è concreto e di quale modalità di subentro aziendale si parla. Però è comunque il ritorno di una speranza dopo il finale nero della scorsa settimana. Chiaro che questo è comunque un discorso di prospettiva, l'immediato è fatto di gente che non può lavorare (dopo la luce è stato staccato anche il gas) e si ritrova senza entrate. Per questo il sindacato ha prolungato lo sciopero fino a venerdì: “Non capiamo perché la proprietà non voglia chiedere la cassa integrazione – sottolinea Carlo Antonino – è la cosa più ovvia per un'azienda che è nell'impossibilità oggettiva di poter riprendere l'attività, dopo lo stacco delle forniture”. Da qui il prolungamento dello sciopero, inevitabile anche perché cos'altro potrebbero fare gli operai in un'azienda che non può produrre? Senza luce e gas non ci sono neanche le condizioni di sicurezza per la permanenza nello stabilimento.

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