Modena, c'erano una volta le compagnie del centro e su Picchio Rosso e Charlie Max era la “guerra della disco”
Così negli anni Ottanta le compagnie di Modena si dividevano in “tribù” Due modi di intendere il divertimento. Ci si confrontava su look, mode e musica
MODENA. «Andavamo al Picchio per cuccare, li le ragazze erano più disponibili. Con gli amici ci si ritrovava in compagnia in centro per poi andare a ballare al Charlie Max, fare i fighetti e cercare quelle belle. Oggi andiamo dal cinese e facciamo l’aperitivo con i selfie e Facebook sempre attivi. La Movida è proprio cambiata». Lo ricorda Fabrizio Zanni, dj e testimone della Movida modenese nel corso degli anni. Un esperto della Disco e del divertimento di ieri e di oggi.
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Al Charlie (poi New Charly) la selezione all’ingresso era ferrea, per questo molti si spostavano al Picchio Rosso perché “facevano entrare tutti”. Nel locale di via Riccoboni, vicino al centro di Modena, andavano i “fighetti”, con il maglione arrotolato in vita o sulle spalle, al Picchio Rosso invece i “frichettoni”.
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Erano gli anni dall'86 all'89. «Allora ci si ritrovava in compagnia - prosegue Zanni - ogni giorno. Ci si raccontava di tutto e dal vivo: non c’era Facebook e se dovevi scattare una foto, serviva la macchina fotografica, il rullino (era sempre pieno) e non il telefonino. Erano le “compagnie del centro” un tempo, le assolute protagoniste delle notti al Charlie Max».
I nomi delle compagnie si prendevano dal luogo dove ci si incontrava. C’era la compagnia del Duomo (allora c’erano le Vespe, i Ciao parcheggiati davanti alla porta del Duomo); la compagnia del Collegio, sotto i portici del Collegio; quella di San Biagio, davanti alla piazzetta della chiesa: la compagnia dell’Audio, davanti ad Audiocanalgrande (ora c’è una banca).
C’era la compagnia di Piazza Matteotti: dei veri matti, tutti avevano paura di loro. Alla fine, ci si conosceva tutti. E tutti andavano al Charlie Max. I figli di papà, la Modena “bene”, figli di avvocati, commercialisti, imprenditori che si distinguevano sia per abbigliamento, sia per le mode. Le ballerine per le ragazze, mai i tacchi: erano considerati volgari. I ragazzi con il mocassino e la camicia. Era il periodo dei paninari, delle Vespe. Allora le differenze sociali tra i ragazzi erano molto più marcate. Nelle compagnie ci si vestiva uguali. Tutti con le Timberland, con la cintura di cocco.
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Andavano negli stessi negozi a fare acquisti e a ballare al Charlie. Il centraiolo tipo si faceva la pizza al Tramezzino (allora gli aperitivi non c’erano) o da Altero in Piazza Mazzini. Tutti avevano il walkman, come oggi tutti hanno un lettore mp3 o uno smartphone. Non si indossava il casco e si andava a fare le lampade al sabato pomeriggio, poi tutti in compagnia».
Anche la musica era differente - prosegue Zanni - Al Charlie si suonavano brani più alla moda. La serata si apriva con “Africa” dei Toto e rappresentava il sound del Charlie. Allora c’era la “battuta bassa”, non c’era ancora la house, erano gli anni '80: “I Like Chopin” di Gazebo, “Big in Japan” degli Alphaville, “Celebration” dei Cool & Gang”. «Quando entravi al Charlie, non capivi se il tuo look era all’altezza - conclude il dj - Si beveva una coca con il limone. Al Charlie c’era una Pista (tra le più moderne dell’epoca) che aveva il pavimento con cristalli che cambiavano colore. Era una delle caratteristiche del locale. Al Picchio, invece, c’era una pista in metallo».
Oggi tutto è cambiato. E non è solo una questione di look o di musica. L’aperitivo con buffet in molti casi ha sostituito la cena e la disco. Ci si ritrova alla Pomposa, in centro, dove ci sono tutti gli Street Bar e si fa serata. Difficilmente, si va a ballare. Anche perché, l’offerta non c'è più. Le grandi e piccole cattedrali del divertimento sono scomparse.
Nicola Calicchio
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