Tranciate abusivamente le antiche siepi di Novi
Sono tutelate dalla Comunità Europea. Bloccata la ditta: «Avevamo un incarico» La scoperta domenica durante un’iniziativa ambientalista. Partite le denunce
NOVI. Le siepi della Resega portano una traccia genetica antica, che si disperde nel tempo all’indietro per centinaia di anni. Appartengono ed esprimono la storia del territorio, uno dei pochi esempi sopravvissuti che rendono speciali e magiche le campagne a Nord di Novi. Furono tutelate negli anni Ottanta da provvedimenti regionali, e poi dalla stessa Europa, con una zona Zte.
Da qualche tempo però sono un problema. Specie da quando si è deciso che quell’area sarà interessata dalla Cispadana, l’autostrada ormai statale con marchio Autobrennero che alcune categorie reclamano con passione economica e altre contestano con passione ugualmente economica ed ambientalista al tempo stesso.
A contribuire ad una progressiva ma drastica soluzione dell’ “impiccio” Resega, più che le deviazioni e le improbabili tortuosità del percorso autostradale, sono le motoseghe. Erano già entrate in azione nei mesi scorsi, con una interpretazione “sterminatoria” di una autorizzazione che consentiva invece una banale pulizia.
Sono tornate in azione in settimana, con l’incarico ad una ditta specializzata da parte del proprietario di un fondo confinante. A quanto risulta, era stato autorizzato lo scorso anno a raccogliere i rami caduti a terra dopo la nevicata del 2015, ma si è ripetuto quest’anno con la demolizione alla radice della parte più nobile della siepe, a ridosso dell’edificio ex agricolo che spesso ospita le iniziative delle associazioni ambientaliste locali, come il Circolo Naturalistico e Legambiente. Nessuna autorizzazione, ma anche nessun intervento per fermare una operazione illecità, finchè un gruppo di naturalisti in bicicletta domenica mattina è passato per le siepi. E si è trovato davanti ad uno spettacolo sgradevole.
È così scattata la mobilitazione di chi ancora crede nella tutela della natura e ieri mattina sono partite le segnalazioni al Comune e un esposto al Corpo Forestale dello Stato, presentato dalla sezione di Modena di Legambiente.
A quanto risulta, la ditta che stava eseguendo i lavori è stata bloccata. »Non sapevamo nulla della tutela, ci è stato dato un incarico...», hanno spiegato i referenti. Il danno poteva essere più devastante, ma c’è stato. Ora inizieranno gli scaricabarile, le spiegazioni. L’unica spiegazione evidente è nell’indifferenza, nell’incuria, nella incapacità di veicolare il messaggio che se un’area è tutelata dovrebbero esserci anche i fondi, economici e culturali, per dare corso a quella tutela. Perchè chi ama Novi e le sue splendide campagne non può non conoscere e non difendere quel patrimonio verde e naturale. Perchè affari e interessi - con o senza cemento - qualche volta al mondo non dovrebbero averla vinta. (ase)
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