Indagine partita dall’esposto dei creditori
Già sequestrati 4,3 milioni per i rimborsi irregolari da Erario e Inps. Blitz alla caccia di sfollati abusivi
A metà 2014 la procura di Modena fece sequestrare 1,2 milioni di euro ossia la prima parte del maxi mutuo da 6,4 milioni, ottenuto irregolarmente dalla famiglia Folchi. Si trattava dei soldi versati all’Inps e di cui era stato poi chiesto il rimborso per il doppio versamento. Durante quell’operazione, sempre coordinata dalla pm Graziano ed eseguita dalla Finanza, prese mossa l’operazione “Earthquake”. Ad innescarla erano stati alcuni esposti, presentati nel corso di procedure fallimentari che riguardavano società riferibili ad Elia Rinaldi, legale rappresentante della società “Il Carrobio”. Le società in questione sono cinque: la Cooperativa S.R. in liquidazione srl, poi fallita; la San Petronio srl; la San Nicolò srl; la Bellavalle srl e la società cooperativa Sofia che di fatto sono intestate a quei tre prestanome ora denunciati a piede libero e interdetti dal ricoprire qualsiasi carica sociale.
La società “Il Carrobio” aveva “accolto” nel castello di Massa la sede legale delle cinque consorelle al fine di poter - riscontrerà la Finanza - ottenere le agevolazioni legate al terremoto. Ad esempio, la coop SR aveva incassato circa 900mila euro di mutuo da una banca per - ufficialmente - saldare le pendenze con l’erario.
Nella ricostruzione fatta dalla procura, attraverso accertamenti delle Fiamme Gialle sulla documentazione messa a disposizione dai vari Enti previdenziali, nel 2013 arrivarono all’Inps, da parte delle società Carrobio, Mia Cinque e San Petronio srl, tutte legate alla famiglia Foschi, versamenti per somme non dovute, riguardanti periodi già saldati, ditte cessate o pratiche non esistenti. E a inizio 2014 fu chiesto il rimborso, che avrebbe permesso agli indagati di tornare in possesso del denaro.
A metà del febbraio 2015 andò invece in scena il secondo atto con un’imponente perquisizione della Finanza al castello Carrobio. Le Fiamme Gialle arrivarono anche con i pompieri nello storico stabile inagibile dopo il sisma: pensavano di dover aprire una cassaforte occultata da qualche parte. Con loro c’erano anche gli agenti della polizia municipale di Finale che aprirono un’indagine sul contributo di autonoma sistemazione - soldi garantiti agli sfollati per trovare un’abitazione senza pesare sul sistema di protezione civile - visto che al castello c’erano evidenti segni di pernottamento nonostante fosse inaccessibile a causa delle scosse. (fd)
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