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Rebus asili, Cavazza: ci saranno modifiche

di Vincenzo Brancatisano
Rebus asili, Cavazza: ci saranno modifiche

Tante le preoccupazioni espresse dai genitori e dagli insegnati all’incontro organizzato dal Pd

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Non è chiaro se la rivoluzione scatterà il 1 settembre ma l'attesa è grande e con essa le preoccupazioni. Il processo di riorganizzazione del sistema scolastico 0-6 anni è stato al centro di un incontro organizzato dal Pd provinciale alla presenza, tra gli altri, della senatrice Francesca Puglisi, responsabile nazionale Scuola del partito, dell'assessore comunale all'istruzione Gianpietro Cavazza e del sindaco di Campogalliano, Paola Guerzoni.

La legge 107 sulla Buona scuola ha escluso dal proprio piano straordinario di immissioni in ruolo decine di migliaia di insegnanti, maestre di nidi e scuole dell'infanzia, in prospettiva di un riordino del ciclo.

«Che cosa succederà a questi docenti a seguito dell’unificazione del percorso nidi e scuola dell'infanzia? Ci faranno diventare degli educatori?», si chiedono le maestre. «Ci chiederanno la laurea?», si domandano le educatrici. «E che cosa succederà al personale non docente a seguito della possibile esternalizzazione dei servizi?». Quesiti che lunedì sera sono stati esposti da Monica Barbolini, responsabile della Cisl scuola a cui ha risposto Puglisi. La responsabile per la Scuola ha fugato i dubbi su tutti i fronti: non sarà chiesta la laurea alle maestre d'infanzia perché le docenti hanno già il titolo, verrà chiesta quella triennale alle maestre dei nidi, le prime non saranno obbligate a "retrocedere" nel segmento 0-3 anni.

Il dibattito comunque non si è concentrato sui temi sindacali e sulle recriminazione, anche salariali («un operaio specializzato guadagna a Modena 500 euro in più rispetto a una maestra», ha osservato Marco Bonaccini, responsabile Funzione pubblica della Cgil), dei lavoratori della scuola. A tener banco sono state le discussioni sulla qualità dei servizi scolastici modenesi, valutata come eccellente dagli intervistati in varie indagini e legata alla grande professionalità degli operatori, le preoccupazioni che senza un salto di qualità si rischia di perdere terreno (e bambini frequentanti), e la contestata scelta di molte famiglie che decidono di lasciare a casa i bimbi sottraendo loro le opportunità fornite dai nidi considerando anche il fatto che, come sottolinea Puglisi «l’età dagli 0 ai 6 anni è quella dell'oro per recuperare ogni svantaggio». Non bisogna però dimenticare le cause che spingono le famiglie a non usufruire dei nido: la crisi economica, la presenza di familiari disposti a tenere i figli, le baby sitters e perfino, come è stato rimarcato durante l’incontro, l'atteggiamento di alcuni pediatri che inviterebbero le famiglie a non mandare i bambini ai nidi per evitare malattie. Altre cause emerse durante il dibattito sono: l'elevato costo delle tariffe che pochi possono permettersi e la scarsa flessibilità degli orari.

«Se sono una commessa di un centro commerciale - ha commentato l'assessore all’istruzione di Carpi, Stefania Gasparini - che me ne faccio di un nido che apre dalle 8 alle 16?». Si sta «seriamente prendendo in considerazione non solo la modifica dei criteri di accesso ma anche la necessità di aumentare i servizi integrati», ha annunciato Cavazza. «Se c'è una domanda che cambia, occorre tenerne conto».

Il problema nasce quando si chiede di abbassare i costi e di estendere anche i servizi. «Le famiglie pagano solo il 25 per cento del costo dei nidi con le loro rette (che arrivano a 505 euro mensili, ndr) e solo il 15 per cento per l'infanzia, il resto ricade sul bilancio comunale», ha spiegato Cavazza. «Allora è necessaria una redistribuzione, con rette personalizzate che per qualcuno potranno diminuire ma per altri potranno aumentare».

Plaudito il ruolo dei pedagogisti comunali che garantiscono l'eccellenza descritta e che svolgono anche un ruolo di controllo in scia agli ultimi scandali con insegnanti sospesi di aver effettuato presunti abusi: molti chiedono le telecamere, ma «a Carpi siamo spesso riusciti ad arrivare prima in casi di abuso grazie ai nostri pedagogisti», ha rivelato la Guerzoni, in qualità di assessore dell'Unione dei Comuni delle Terre d'Argine, alludendo a docenti in preda alla sindrome di Burnout, allontanate appena in tempo dalla scuola e trasferite su altre mansioni lontano dai bambini.

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