A Modena una fondazione salva-polisportive
Dopo quella delle scuole è pronto il progetto per i luoghi ricreativi voluto dal Comune. Ancora tanti dubbi, mancano i soldi
MODENA. Il Comune riprova a salvare le polisportive. Sono ormai anni di vacche magre e nonostante l’assessore allo sport Giulio Guerzoni abbia rinnovato il bando delle polisportive e stia concentrando molta della sua attività proprio su questi centri aggregativi, le risorse sono sempre meno e nemmeno il Comune si può più permettere di fungere da bancomat.
Ecco perché, per provare a far tornare i conti, l’idea sul tavolo della giunta è quella di una Fondazione, come è stato per le scuole nel caso di Cresci@mo. Solo che questa volta i problemi sono più complessi, i soggetti da mettere d’accordo sono tanti e la disponibilità economica deve comunque essere ingente. Ecco perché la rivoluzione non sta arrivando a compimento come si vorrebbe.
L’assessore ha già convocato più volte il mondo sportivo e gli enti di promozione sportiva (su tutti Uisp e Csi) per provare a proporre questa nuova Fondazione, sul modello di altre realtà. La sorpresa, però, è che proprio dai mondi più vicini all’amministrazione arrivino perplessità ed inviti ad impegnarsi prima che ad inventarsi nuovi soggetti. In qualche corridoio la frase «ma che facciamo la Fondazione a fare se è comunque il Comune che deve sempre tirare fuori i soldi» echeggia da settimane. E dopo Centro Storico e Villa D’Oro, tanto per fare due esempi, solo un ingente impegno del Comune potrebbe salvare polisportive che hanno difficoltà come Madonnina e in parte anche Gino Nasi. E questo è un problema, anzi “il” problema, sul tavolo dell’assessore indipendentemente che si vada o meno verso una nuova società patrimoniale. L'intento del Comune probabilmente è quello di governare da via Galaverna attraverso la Fondazione quelle scelte che oggi erano in capo agli enti di promozione sportiva e a Coop Spazio.
Alla Fondazione, che dovrebbe chiamarsi PoliMo, cinque compiti primari: la gestione del patrimonio, la manutenzione e gli investimenti, i rapporti per gestire in modo unificato le utenze, la gestione amministrativa e la gestione del personale.
Non è un caso che proprio dal mondo più vicino a piazza Grande si stiano sviluppando interrogativi sul management e sulle risorse della nuova Fondazione: insomma “chi governerà” questo soggetto forte che rischia di produrre debiti per alcune polisportive che oggi segnano il segno più, tant’è che la preoccupazione di socializzare le perdita arriva proprio da soci sostenitori di Coop Spazio.
Viene spontaneo domandarsi che fine farà la cooperativa delle cooperative che via via negli anni ha assunto sempre un ruolo di soggetto forte in questa discussione e che oggi raccoglie attorno a sè dodici polisportive (Morane, Pini, Nasi, Baggiovara, Villanova, San Faustino, Sacca, Saliceta, Modena est, Bocciofila Modenese, Invicta, Madonnina).
Siano certamente di fronte alla costruzione di un colosso, che si mette da una parte a rischio di fortissima concorrenza con tutto il resto dell’associazionismo drenando le già poche risorse a disposizione di chi rimarrà fuori dalla Fondazione, dall’altra di creare una concorrenza troppo forte tra sistema sport Comune di Modena e altri comuni. Vedremo se questa sarà l’ennesima discussione inutile - sono anni che si parla di piano per le polisportive - o se sarà veramente l’occasione di ripensare una strategia territoriale dell’impiantistica sportiva evitando concorrenza tra “poveri” - nessuna polisportiva è mai diventata troppo ricca dando invece servizi fondamentali per lo sport di base sul territorio e per l’accoglienza ricreativa - e unificando con polifunzioni un patrimonio impiantistico più unico che raro.
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