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Artigiani, dal 2009 sono state perdute 400 imprese all’anno

Artigiani, dal 2009 sono state perdute 400 imprese all’anno

Il presidente Venturi: «Erano 24.139 e adesso sono 21.356» Dati drammatici per agroalimentare, legno, costruzioni

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Uno studio approfondito di Cna sull’Albo artigiani nell’arco temporale dal 2009 al 2015 snocciola numeri terribili che fotografano la progressiva diminuzione delle imprese artigianali. «Aziende – osserva Umberto Venturi, presidente di Cna Modena – che, anche in un passato molto recente, hanno rappresentato una scuola formativa importante, dove i lavoratori si preparano a diventare gli imprenditori di domani. E che rappresentano tutt’oggi una componente importante del benessere nel nostro territorio».

I numeri sono impietosi: in soli sette anni, dal 2009 al 2015, le imprese attive iscritte all’Albo Artigiani di Modena sono passate da 24.139 unità a 21.356. Un calo di oltre 2.780 imprese, pari all’11,5%, quasi 400 all’anno. Una diminuzione ben superiore a quella registrata dalle imprese complessivamente in attività, scese solo del 3,7%. «Il calo delle imprese registrato negli ultimi sette anni - dice ancora Venturi - si è concentrato nell'artigianato».

L'ufficio Studi di Cna ha cercato anche di evidenziare i settori in cui si è concentrato questo calo. La situazione in alcuni comparti può essere definita drammatica. Il comparto manifatturiero è diminuito di un quarto, a causa soprattutto della flessione (che sfiora il 54%) nel settore agroalimentare. Nell'ambito del legno - il classico falegname, per intenderci - se ne è andata un'azienda su cinque, il settore delle costruzioni ha perso quasi 1.300 aziende. La meccanica, la ruota motrice dell'economia modenese, si ferma, per così dire, a -12%. Le note positive arrivano dai comparti legati ai servizi, sia quelli inerenti alla riparazione delle cose (in particolare per ciò che riguarda i veicoli: - 4,2%), e, soprattutto, alla persona (-1,6%).

Ovviamente diminuisce anche il peso delle imprese artigiane sul totale di quelle in attività: dal 35% del 2008, infatti, si passa all'attuale 32,2%.

«Dietro a queste cifre ci sono numerose cause - sottolinea Umberto Venturi - Possiamo tranquillamente calcolare che quasi 2.800 aziende di questo tipo valgano una perdita di almeno 7.000 addetti, tra dipendenti e titolari. Per intenderci, poco meno di tre Ferrari spa. Ma c'è tutto un mondo di professionalità che rischia di essere perduto per sempre. Pensiamo ai restauratori di auto d'epoca, a chi lavora la pelle o il legno».

Secondo Cna, sulla base di questa consapevolezza, possono essere trovate delle vie di azione, anche a livello territoriale. «Penso all'Area Nord - continua il presidente Venturi - e alle conseguenze del terremoto del 2012. Se non verrà rinviata la data dell'inizio del rimborso imposte, attualmente fissata al 30 giugno 2016, stimiamo che possano essere almeno trecento le imprese che non ce la faranno. E la maggioranza di queste sono piccole aziende e realtà artigianali, difficoltà che si ripercuoteranno a catena su altre aziende».

Non si possono poi dimenticare i danni che sono provocati dai concordati, che incidono pesantemente sulle aziende artigianali: sono numerosi i casi di imprese che hanno dovuto affrontare crisi di liquidità a volte fatali per fronteggiare fallimenti pilotati che talvolta vengono utilizzati in modo spudorato.

Un’altra strada per agevolare la sopravvivenza delle imprese artigiane, e preservarne le professionalità, è la facilitazione del passaggio d'impresa. Oggi, infatti, se un'azienda viene ceduta ai figli o al coniuge, la successione è equiparata alla donazione: se l'attività prosegue per almeno cinque anni, il costo dell'operazione è di 500 euro in tutto. Ma se l'impresa viene donata ai familiari più stretti, o ceduta ai dipendenti, i costi lievitano a livelli assurdi. La strada indicata da Cna per favorire il passaggio d'impresa è l'omologazione di quest'ultima al conferimento d'azienda, dove il cedente non paga alcuna imposta mentre chi subentra paga imposte fisse e sostitutive.

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