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La figlia fremeva per vendere la casa di famiglia, incassare i soldi e pagare dei debiti

Tra Cristina Pancaldi ed il papà Luciano non correva buon sangue. C’erano state incomprensioni ed i rapporti erano diventati molto tesi dopo la morte della madre. Che era anche l’intestataria di...

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Tra Cristina Pancaldi ed il papà Luciano non correva buon sangue. C’erano state incomprensioni ed i rapporti erano diventati molto tesi dopo la morte della madre. Che era anche l’intestataria di tutti i beni di famiglia, lasciati alla figlia. O almeno questo certifica un testamento olografico prodotto da Cristina, che si riteneva proprietaria di diversi immobili per un valore di qualche centinaia di migliaia di euro.

Il padre non aveva condiviso quel lascito: troppo alto il valore. Ma al di là di tutto, ciò che lo aveva lasciato perplesso e lo aveva spinto a rivolgersi ad un giudice per dirimere la questione, erano le pressioni che figlia e genero gli facevano per vendere la casa in cui abita, in via Caravaggio. Dovevano trovare un acquirente, ma soprattutto servivano loro dei soldi per coprire un’elevata esposizione debitoria. E quelle continue discussioni hanno portato Cristina e il marito ad organizzare un balordo tentativo di omicidio. Avevano addirittura pensato ad una versione comune da fornire agli inquirenti, che di sicuro li avrebbero interrogati sia sulle frequentazioni del padre ma soprattutto su quella vertenza approdata in tribunale. Ma avevano preparato anche un piano di riserva nel caso in cui fossero stati scoperti. L’intento erano di passare per vittime del reato organizzato da Sambasile e Vascoli, che avevano tentato di estorcere loro 20mila euro e li avevano coinvolti in un piano che avrebbe portato alla morte di Luciano Pancaldi.

Tutte strategie che non hanno retto di fronte alle pressioni dei carabinieri e che sono naufragate a causa delle conversazioni telefoniche. Non pensavano di essere intercettati, Cristina e Fabio, ed invece con i cellulari hanno firmato la loro responsabilità. Per l’ufficialità della colpevolezza servirà tempo e la si avrà soltanto nelle aule di tribunale visto che finora non c’è stata alcuna confessione.

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