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S. Eufemia: «Dialogo, ma a noi serve la casa»

S. Eufemia: «Dialogo, ma a noi serve la casa»

Gli occupanti riuniti in assemblea lanciano un messaggio distensivo al Comune, ma non se ne vanno

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«Restituiamo l’ex caserma ai bisogni della cittadinanza». È l’appello lanciato durante l’assemblea sullo stabile di via Sant’Eufemia. L’incontro s’è tenuto martedì sera, dopo il confronto nel pomeriggio in Comune. Un tavolo con punti d’intesa e perplessità.

«Il Comune dice di essere molto preoccupato - hanno spiegato gli occupanti in una nota - per la presenza di bambini nelle occupazioni. C'è da notare che le famiglie stesse, prima di organizzarsi per riaprire gli stabili vuoti, erano seguite dai servizi sociali e i bambini c'erano anche allora. Com'è che questa sollecitudine non ha impedito prima che ai loro danni avvenissero sfratti, vessazioni economiche e che le famiglie stesse si ritrovassero a dormire in macchina o in strada?».

Un punto critico riguarda il futuro del luogo. «Anche a detta dell’assessore comunale al Patrimonio (Gabriele Giacobazzi) - hanno ripreso - non esiste alcuna destinazione d'uso per lo stabile di via Sant'Eufemia progettato dal Cavani. Sembra dunque davvero inopportuno non iniziare a pensare ad una nuova progettazione che restituisca quello stabile ai bisogni della cittadinanza».

Gli occupanti hanno suggerito di prendere esempio da quanto fatto da Bologna. Il Comune felsineo, infatti, si sarebbe costituito intermediario per confrontarsi con la proprietà. «L’assemblea chiede innanzitutto al Comune di Modena - hanno ripreso - di promuovere e rendere possibile un confronto con la proprietà su questi temi. Noi siamo disponibili al dialogo». Una disponibilità ribadita «anche a prescindere dal ritiro della denuncia». Semaforo verde alla proposta dell’assessore al Welfare. Giuliana Urbelli ha suggerito di creare incontri tra gruppi delle famiglie e referenti dei servizi sociali. «La proposta consente di superare il modello tradizionale d’individualizzazione dei problemi - hanno assicurato gli occupanti dopo l’assemblea - a cui sono abituate le istituzioni. Inoltre, in questo modo si preservano il principio di solidarietà e il valore di condivisione che caratterizza questa esperienza di riappropriazione. È un grande passo in avanti per la comunità tutta se si riconosce legittimità a questa metodologia di confronto». Le famiglie confermano la disponibilità «a collaborare al recupero dello stabile vuoto, in cambio di una destinazione d'uso coerente con i loro bisogni, in primis quello abitativo. C'è disponibilità a ragionare anche su uno stabile posto in altro sito». Infine, c’è l’impegno di «portare un progetto articolato che preveda anche forme di valorizzazione con le associazioni culturali e di volontariato» al prossimo incontro con il municipio.

Gabriele Farina

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