Cristina e Fabio, una disponibilità sospetta
Ora sembra facile dirlo, quando i presunti mandanti ed esecutori dell'accoltellamento del 19 novembre, ai danni del 74enne vignolese Luciano Pancaldi, sono finiti tutti in prigione. Tuttavia, già il...
Ora sembra facile dirlo, quando i presunti mandanti ed esecutori dell'accoltellamento del 19 novembre, ai danni del 74enne vignolese Luciano Pancaldi, sono finiti tutti in prigione. Tuttavia, già il giorno dopo il tentato omicidio, erano molte le voci che indicavano proprio l’ambiente familiare una buona pista su cui indagare.
Ad esempio, già tra i vicini dello stesso Luciano, si diceva un gran bene del 74enne, mentre molte meno notizie si avevano della figlia Cristina. I bene informati, tra l'altro, sapevano dei rapporti molto burrascosi tra il padre e la figlia. Ovviamente, nessuno si è mai sognato di muovere accuse circostanziate, tuttavia proprio il fatto che Luciano sia una persona benestante e che, durante il tentativo di assassinarlo, non gli fosse stato rapinato il portafoglio e alcun altro oggetto di valore, ha subito fatto sospettare che la questione non poteva ridursi ad una "semplice" rapina finita male. Molto sospetto, peraltro, anche l’atteggiamento tenuto da Cristina Pancaldi e dal suo compagno Fabio Rasponi verso i media, in primis la Gazzetta che già il giorno dopo era in casa loro. I due, infatti, hanno mostrato subito una grande disponibilità a raccontare la loro versione dei fatti, senza mostrarsi quasi per nulla scossi dall’accaduto e anzi cercando subito di insinuare sospetti su qualche fantomatico extracomunitario. A parole, Fabio si era mostrato stupito anche della visita dei carabinieri la stessa notte dell’accoltellamento, come a fare intendere che loro erano puliti e non temevano nulla. Poi, alla fine, il castello di menzogne è crollato loro addosso. (m.ped.)
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