Dalla Nigeria a Modena sperando di lavorare
Parla chi vive di elemosina: «Chiedo solo quello che mi serve per mangiare, vestirmi e pagare l’affitto»
MODENA. I mendicanti presenti a Modena sono soprattutto ragazzi di colore tra i 25 e i 40 anni. Hanno poca voglia di parlare della propria storia. Hanno paura di sbilanciarsi. Fanno finta di non capire quando si accenna a domande che potrebbero mettergli in difficoltà.
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Sono arrivati in Italia sperando in un futuro migliore, scappando in alcuni casi da persecuzioni e guerre. Nel nostro Paese però i loro sogni non si sono, al momento, avverati.
Le difficoltà di integrazione, la ricerca infruttuosa di un posto di lavoro li ha spinti in strada, a volte tra le braccia di criminali che sulla loro pelle hanno costruito un vero e proprio business.
Best, 36 anni, non parla una parola di italiano. Conosce solo l’inglese. Mattina e sera staziona nei pressi degli ingressi del mercato Albinelli sperando di raggranellare ogni giorno abbastanza soldi per potersi mantenere. Racconta di essere «scappato dalla Nigeria perché lì non avevo una bella situazione. La mia famiglia era perseguitata». Non dice di più. Non ha voglia.
È arrivato in Italia due anni fa. Non vuole nemmeno raccontare come è entrato nel nostro Paese e si preoccupa di non essere fotografato. «In Italia ho sempre abitato a Modena e da quando sono arrivato cerco di continuo lavoro». Non importa quale. Non importa dove. «A me va bene qualsiasi lavoro». Dice di non chiedere tutto il giorno l’elemosina ma per un’intera mattinata la sua postazione non è mai cambiata di un metro. «Raccolgo solo quanto mi serve per pagare l’affitto, mangiare e vestirmi», dichiara sorridendo.
Dall’altro lato del mercato c’è invece Giuseppe. Ha 30 anni. Dice di essere in Italia solo da otto mesi anche se la nostra lingua la comprende bene. Molto meglio di Best. Anche lui arriva dalla Nigeria ma più volte rimarca di «non conoscere gli altri che chiedono la carità. Qui a Modena sono da solo, non conosco nessuno».
Racconta di abitare da solo spendendo per la propria abitazione 200 euro. Una camera in centro. Per questo «chiedo alle persone spiccioli. Devo pagare l’affitto, mangiare e vestirmi. Insomma devo vivere». Sottolinea più volte di voler lavorare. Farebbe ogni mestiere disponibile. Solo con l’elemosina però «riesco a raccimolare 20-30 euro al giorno».
Quando gli si chiede quanto porta a casa ogni mese ha un sussulto. Non capisce più le domande. Non ne vuole parlare e torna a porgere il cappello alle signore appena uscite dal mercato sperando di veder cadere alcune monete. (an.pe)
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