Fusione dei Comuni lenta «Solo parole e pochi fatti»
Il Comune di Polinago rifiuta un’unione ristretta con soltanto Lama e Palagano I sindacati pensano al maxi paese: «Però il progetto è fermo, staniamo i sindaci»
POLINAGO. Trasferimenti statali passati dai 540mila euro del 2004 ai 20mila di adesso; quattro pensionamenti nell’arco di un anno e mezzo con possibilità di una sola assunzione; oneri urbanistici da reinvestire sulla manutenzione in continuo calo e popolazione che invecchia progressivamente, con sempre maggior bisogno di servizi. È l’amara fotografia della situazione in cui versa il Comune di Polinago - come poi tutti gli altri piccoli centri della montagna - scattata ieri alla presentazione del bilancio 2016 (appena approvato in Consiglio) a sindacati e associazioni di zona: Cisl (Vincenzo Tagliaferri), Cgil (Nino Ricci e Giorgio Chesi), Cna (Ilaria Beneventi) e Lapam (Leo Ferrarini).
Unica soluzione per tutti, pur con diverse sfumature, l’approdo a una fusione che garantisca meno costi e più contributi. Cioè un matrimonio in grande stile, e non nozze da poveri. Il sindaco Gian Domenico Tomei, ad esempio, ha rigettato nettamente la possibilità di fondersi con Lama Mocogno: «Ci è stata fatta la proposta - ha detto - ma io non sono disponibile a parlare di piccole fusioni che non risolvono i problemi della comunità. Assieme arriveremmo a 4400 abitanti, quando c’è un disegno di legge che vuole abolire i Comuni sotto ai 5mila: non ha senso. E cambierebbe poco aggregando anche Palagano. Non è un progetto da fare, piuttosto moriamo così».
L’idea buona invece, anche per i sindacati, è quella di una macrofusione che oltre a Lama Mocogno (2760 abitanti) comprenda Pavullo (17382) e Serra (8253): con i 1659 abitanti di Polinago si arriverebbe a 30054, ovvero alla stessa quota del neo Comune della Valsamoggia, nato nel 2014 dalla fusione di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno, liberando 34 milioni di investimenti in tre anni.
«È di questo che abbiamo bisogno per far vivere la montagna - ha sottolineato Tagliaferri - ma lo studio di fattibilità che ci era stato annunciato in Unione in realtà non è ancora stato affidato. Tutti a parole spingono per la fusione e poi ci ritroviamo fermi. Siamo stanchi, chiederemo un chiarimento forte all’Unione e andremo da ogni sindaco per sapere la sua posizione ufficiale: vogliamo stanare chi dice di essere d’accordo e poi fa il contrario. E visto che a Pavullo ci sono le elezioni, faremo lo stesso per ogni candidato».
La prospettiva di fusione non deve però portare a bypassare la delega di funzioni all’Unione: dopo polizia municipale e servizi sociali, adesso i dieci Comuni del Frignano stanno ragionando di personale, per centralizzare le buste paga. Ma il passo è difficile perché non c’è uniformità di trattamento tra i dipendenti: servirebbe un accordo quadro. Non che la fusione vada comunque presa a cuor leggero: Chesi della Cgil si è detto preoccupato del possibile impoverimento di servizi (banche e sportelli) a Polinago se il Comune si spostasse a Pavullo. Tomei però ha rimarcato che la municipalità deve rimanere: «Se siamo noi a costruire la fusione, possiamo farla con il mantenimento di uffici e servizi come adesso. Se aspettiamo l’imposizione dello Stato, allora sì che sarà soltanto un’incognita».
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